Correte come matti

La festa del nostro Antonio Maria Zaccaria, santo (1502-1539), accadrà tra pochi giorni, il 5 luglio.
Posso stare zitto? Non scrivere? Assolutamente no!
Forse il motto più famoso del nostro santo è; correte come matti verso Dio e verso il Prossimo.
Se correre e matti sono un verbo e un aggettivo molto concreti e chiari, Dio è prossimo sono due “complementi oggetto” che rischiano l’astratto.
Chi è Dio, chi è il Prossimo?
Perché dovrei spendere energie e tempo per Dio e per il Prossimo? Tutti e due insieme poi!
Verso il Prossimo ancora potrei darmi da fare, ma verso Dio? Ormai non è più di moda Dio.
L’uomo non è fatto per la solitudine o, peggio – come accade sempre più oggi – l’individualismo!
Nonostante alcuni sprazzi di solidarietà oggi tendiamo sempre di più a noi stessi, al guadagnare facile e ottimizzabile.
Pensiamo al modo in cui affrontiamo la questione climatica in questi giorni di picchi di calore mai accaduti: pensiamo più al nostro ombelico, alla possibilità di accendere quanto prima un climatizzatore, piuttosto che a una soluzione più umana, più globale. Corriamo solo verso noi stessi, dimenticando di correre verso l’altro con una rinnovata solidarietà e, per usare un termine più cristiano, fraternità.
Specialmente siamo chiamati a correre sempre più forte verso i Poveri, verso coloro che più di tutti pagano li maggiore scotto di questi picchi di calore nel mondo. Non solo perché non potranno permettersi l’acquisto di un climatizzatore.
Perché ci sia una maggiore attenzione all’umanità, di cui siamo parte tutti noi, è necessario e bello riprendere a correre anche verso Dio. Per molti versi oggi siamo più impazziti rispetto il passato proprio perché abbiamo perso la bussola di Dio. Che ci piaccia o no, questo lo sa anche un ateo maturo, è Dio la cifra, il senso della vita. È Dio, quando è riconosciuto per quello che è non per quello che noi umani vogliamo, che ci indica la via su cui correre.
Leggevo delle parole di Albert Einstein: «La maturità inizia a manifestarsi quando sentiamo che è più grande la nostra preoccupazione per gli altri che per noi stessi». Così ha fatto Gesù, si è preoccupato più per gli altri che per se stesso.
Antonio Maria Zaccaria, che in quanto medico conosceva bene il cuore degli uomini oltre che il corpo, era ben convinto della cura necessaria per sanare gli egoismi e le ferite dell’umanità: uscire da se stessi, andare verso l’altro, di lui preoccuparsi, ma nello stesso tempo verso Dio così da evitare di scadere nella superbia di velleitari messia evitando il rischio di sfruttare o soggiogare l’altro.
Dio e il Prossimo sono i due poli che non possiamo mettere da parte se vogliamo celebrare un santo e specialmente se vogliamo vivere da Santi. Questo è il motivo per cui la Chiesa ci offre la testimonianza dei santi, per imparare a vivere da santi e far si che il mondo di oggi sia santificato. Dio, verso cui noi cristiani siamo chiamati a correre, è il Dio della giustizia e della verità; una giustizia e verità che siamo chiamati a portare correndo verso tutti i Prossimo della terra. Questa “corsa” non è facile, richiede buona volontà e l’aiuto di Dio, ma è la “corsa” che conduce alla civiltà dell’amore. (cfr. Leone XIV, Udienza generale 17 giugno 2026).
Quindi in preparazione al SAMZDAY2026 chiediamo al nostro Antonio Maria di insegnarci a correre con lui e come lui per una rinnovata civiltà dell’amore.