PRENDERSI CURA

Riflessioni per i 10 anni di BarnabitiAPS utili per Il prossimo campo estivo: Raízes vivas, Benevides 17 – 31 ago 2026

Il volontariato non è un accessorio della società, ne è una sua parte indispensabile, perché costituito da persone che cercano di dare un contributo non retribuito alla società in cui sono chiamati a vivere.

La parola latina gratus, da cui viene «gratuito» non significa «senza costo». Significa «grato». Nessuno fa volontariato perché è gratis. Lo fa per per gratitudine alla vita, alla comunità, all’opportunità di lasciare un segno. Perché ciò sia vero è necessaria la consapevolezza del valore rigenerativo che ogni volontario deve portare con sé, valore che agisce attraverso la responsabilità e la democraticità.

I bisogni delle persone sono già cambiati. I modelli organizzativi no. Questo è il gap da colmare: riorganizzare il proprio fare volontariato. Non importa essere una grande o piccola realtà, importa essere consapevoli del proprio valore rigenerativo, del proprio compito di “prendersi cura” della realtà in cui si sceglie di operare.
La responsabilità inizia dove inizia l’atto di cura. Si è responsabili di qualcosa o di qualcuno quando si prende a cuore quel qualcosa o quel qualcuno. Si può giustamente sostenere che cura e volontariato sono pratiche che cambiano gli individui, che cambiano il loro modo di essere e di stare al mondo.
Potremmo forse chiamare questo “prendersi cura”, cambiare gli individui, il loro proprio modo di essere e stare al mondo, con quella attitudine propria che deve essere di ogni figlio di sant’Antonio Maria Zaccaria della continua riforma di se stessi. Una continua riforma di se stessi per uscire dall’individualismo in cui siamo impantanati in questa società. Infatti, C’è una riforma di se stessi che per forza porta a una riforma del mondo intorno a sé.

A ciò segue che solo chi si sente coinvolto e apprezzato può davvero sentirsi obbligato alla costruzione di una comune volontà politica e dunque disporsi all’agire democratico per partecipare alla costruzione della deliberazione.
Come per la cura, poi, le virtù democratiche si formano anche grazie all’immedesimazione in forme di esistenza e destini di vite altrui, qualità queste o valori che nel lavoro mancano.

Forse nel nostro operare in questi anni non abbiamo mai pensato a questo, però con queste idee, con questi … valori, abbiamo sempre cercato di operare: dai primi passi in Albania a oggi.

Pensate ai cambiamenti positivi che abbiamo osservato in tanti anni di lavoro in Albania: non è forse stato il nostro un piccolo lavoro di “democratizzazione”? Questi valori (in un paese, come l’Italia, che registra livelli crescenti di sfiducia nelle istituzioni, di polarizzazione e di solitudine sociale) non appartengono alla sociologia del Terzo settore, ma alla politica tout court. Il volontariato non è una variabile dipendente del benessere, è una variabile indipendente della coesione. Chi lo pratica non solo aiuta gli altri: ri-costruisce se stesso come soggetto civile. Qui entra in gioco quello che è stato definito “asimmetria motivazionale”: ciò che le organizzazioni percepiscono non coincide con ciò che le persone vivono.

Il volontariato comunque non è una risposta emergenziale; è un desiderio trasformativo. Non si attiva sul bisogno, si attiva sul senso. E il senso oggi chiede di agire insieme, nei luoghi, con l’aspirazione non solo di fare cose buone, ma di trasformare il contesto. Ecco alcune indicazioni non esaustive su cosa può essere il volontariato.

.1 Il volontariato è un dono, un dono donato.
L’aiuto “donato” produce in chi lo offre e porta a chi lo riceve un messaggio positivo sulla sua vita: chi dona infatti investe senza tornaconto e a fondo perduto su un’altra persona e sul suo cammino di vita.

.2 Il volontariato è altruità – terzietà.
Agire per il beneficio di altra persona non facente parte del proprio ambiente, implica il riconoscimento: del valore di ogni altra persona; dei molteplici interessi comuni tra noi e gli altri; della possibilità di intervenire positivamente sul destino di altre persone

.3 Il volontariato è relazione d’aiuto (condivisione – prossimità)
Il prendere in carico, condividendo nella prossimità e nella quotidianità i disagi e le risorse per affrontarli, induce gradualmente l’acquisizione di stili di vita e di comportamento che ricostituiscono e consolidano un tessuto sociale spesso disgregato e frazionato. Proprio per questo la dinamica di dono che si sviluppa a partire dall’impegno di volontariato supera la condizione dello scambio reciproco e dell’ambito donatore – beneficiario, inducendo benefici diretti anche al contesto sociale di riferimento e non necessariamente reciproci. Anche se poi, “sul campo”, ci si accorge di ricevere assai.

.4 Il volontariato è promozione umana
.a L’attenzione all’altro alla sua specificità e al suo valore si esprime soprattutto nell’investire, gratuitamente, a fondo perduto, per il suo bene più autentico e realisticamente desiderabile.
.b È quindi importante che il servizio dei volontari non alimenti situazioni di dipendenza che pongano i beneficiari nella necessità continua ed esclusiva del loro volontariato.

.5 Il volontariato è libertà e autonomia.
A differenza di molte altre organizzazioni il volontariato può non dipendere dalle risorse di un finanziatore o da legami di mutualità e reciprocità. Ciò mette in grado i volontari di potersi confrontare, a partire da una coscienza critica libera e costruttiva, con tutti gli attori sociali di un territorio. Tale autonomia permette inoltre al volontariato di poter offrire e collocare i propri servizi con ingegno e creatività in qualsiasi punto critico delle reti solidali già operanti in un territorio e/o nei loro punti deboli.

Conclusione
Noi tutti conosciamo il motto di Antonio Maria: correte come matti, verso Dio e verso il Prossimo! È un motto affascinante, anche strano se volete; ma quell’aggettivo matti non significa senza senso, senza pensiero. Qui c’è una vera e propria direzione: Dio e il prossimo. Dio ama dialogare, ragionare, prendersi cura del prossimo, di Adamo ed Eva e poi di tutti noi. Magari il prossimo non sempre ama dialogare, prendersi cura, ma Dio sì. Proprio questo “amare”, “prendersi cura” è il senso dell’aggettivo “matti”. E noi di BarnabitiAPS non vogliamo farne a meno!