radici vive per una ecologia responsabile

Quando si parla di clima si rischia sempre di essere presi in giro, o comunque trattati con sufficienza.
Si riconosce che un certo “problema clima” c’è, ma non si va oltre. Ci si accorge che sta facendo un caldo esagerato e non solo in Italia, ma poco ci si domanda il perché.
Secondo dati recenti ancora da verificare la temperatura globale nello scorso anno è aumentata meno del previsto, ma non meno di quanto si sarebbe desiderato. Questo significa che gli sforzi posti in atto sono utili, ma vanno implementati. E se è vero che molto, moltissimo dipende dalla politica, non poco dipende anche da noi.
Ascoltare i “gemiti del creato” è un dovere e una responsabilità per il credente. Io credo in un Dio che prima di tutto ascolta, ascolta sé stesso, ascolta l’umanità, ascolta l’universo. Quello di Dio non è un ascoltare passivo, dovuto, quasi fosse una gentile concessione. Quello del Dio di Gesù Cristo è un ascolto attivo che si fa compagnia di sé stesso, dell’altro e dell’universo intero. Ascoltare la natura che geme è una responsabilità che non si può eludere, è un peccato vero e proprio. Verificare il modo in cui ascoltiamo e rispondiamo ai gemiti della natura è l’arte che siamo chiamati a operare qui ed ora.
La riflessione e la messa in atto di una ecologia integrale (dell’importanza dell’aggettivo integrale abbiamo già detto) non si è fermata con papa Francesco. Papa Leone senza troppi giri di parole ne parla con una frequenza elevata, discreta ma incisiva. Come le gocce che formano le stalattiti, discrete ma inesorabili.
In occasione del 60° anniversario del documento sull’Educazione del Concilio Vaticano II, Papa Leone scrive: «Dimenticare la nostra comune umanità ha generato fratture e violenze; e quando la terra soffre, i poveri soffrono di più. L’educazione cattolica non può tacere: deve unire giustizia sociale e giustizia ambientale, promuovere sobrietà e stili di vita sostenibili, formare coscienze capaci di scegliere non solo il conveniente ma il giusto. Ogni piccolo gesto — evitare sprechi, scegliere con responsabilità, difendere il bene comune — è alfabetizzazione culturale e morale. La responsabilità ecologica non si esaurisce in dati tecnici. Essi sono necessari, ma non bastano. Occorre un’educazione che coinvolga la mente, il cuore e le mani; abitudini nuove, stili comunitari, pratiche virtuose». (28 ottobre 2025).
Parlando ai dirigenti degli istituti bancari ricordava il loro lavoro per un giusto sviluppo umano: «È questa una funzione sociale che ben si inscrive nella missione affidata da Dio all’uomo di essere custode del creato, per cui «ogni attività umana […] è chiamata a produrre frutto disponendo, con generosità ed equità, di quei doni che Dio pone originariamente a disposizione di tutti e sviluppando con alacre fiducia quei semi di bene inscritti, come promessa di fecondità, nell’intera Creazione» (16 maggio 2026).
Anche da questa continua riflessione e sollecitazione non nasce, ma si rafforza il lavoro della nostra associazione BarnabitiAPS dopo la partecipazione alla scorsa COP30.
Infatti il cammino cominciato due anni fa a Benevides, alle porte dell’Amazzonia, continua nel corso della prossima estate, con la volontà di riflettere sulle radici vive che devono sostenere il nostro fare. L’obiettivo da sviluppare con gli adolescenti, i giovani, gli adulti delle nostre comunità cristiane sarà quello di recuperare le radici della propria presenza in quei luoghi di confine tra la foresta amazzonica e l’agglomerato urbano. Radici storiche, culturali e ambientali che vanno elaborate se vogliamo che la fede cristiana non resti semplicemente una bella emozione bensì l’occasione per una rinnovata e significativa presenza in questa società umana.
Anche quest’anno giocheremo, discuteremo, incontreremo bambini, adolescenti, famiglie ma specialmente riprenderemo l’utilizzo della macchina fotografica come strumento di comunicazione che vada oltre le differenti lingue e opportunità, per un approccio non solo verbale all’obiettivo prefisso: cercare le proprie radici vive. Lo scorso anno, l’insegnamento all’utilizzo della macchina fotografica ha sviluppato una creatività che non avremmo pensato e che ci sembra giusto continuare. Quest’anno, poi, saremo aiutati da alcuni fotografi amatoriali della Università cattolica di Belem nella realizzazione dei laboratori fotografici. Sarà quindi un’occasione ulteriore per crescere in cooperazione con i giovani del posto e sviluppare la loro creatività, contribuendo alla crescita di tanti ragazzi che non hanno molte possibilità.
Il prodotto di questo nuovo progetto sarà poi esposto al prossimo festival internazionale della fotografia etica di Lodi nella sezione off/volontariato.
Piccoli passi per sviluppare quella educazione che coinvolga mani, cuore e mente nella responsabilità del proprio ambiente.

Giannicola M. Simone b. e volontari di BarnabitiAPS