Voi siete i Santi di Francia! Leone è americano, no? Andava sbalordito in qualche modo spettacolare, ma invece ci ha sbalordito lui. Todos, todos, todos.
Ho pensato così, durante la veillée allo Stade de France del 25 settembre scorso, quando 80.000 giovani da tutta la Francia e oltre si sono radunati attorno al Papa per stargli vicino, pregare, testimoniare. Ho già scritto in passato del risveglio della Fede d’oltralpe e di quanto questa sia una buona notizia per la Chiesa intera. Posso considerare di averne beneficiato anche io, e mi piace pensare che, ormai, ne sono un testimone attivo. Non preoccupiamoci se l’orgoglio nazionale è ferito: studente in Francia da quasi cinque anni, sono profondamente convinto che, prima o poi, porterò a casa tutto questo, insieme a tanti altri. La sfida, d’altronde, è già iniziata.
Tornando a lui, il Papa, che ha avuto un’agenda carichissima in quei cinque giorni di visita in Francia (invito a riprendersi tutti i suoi discorsi!), volevamo sbalordirlo, noi. Insomma i giovani riuniti allo Stade de France. Se vi andate a recuperare la diretta della veillée, troverete fuochi d’artificio, musica sacra di ogni tipo (dal gregoriano alla pop louange), reliquie di santi illustri e sconosciuti, cavalli (sì, cavalli!), e rievocazioni storiche in costume. No, non è soltanto la tendenza medievaleggiante dei francesi (oh quanto innata!), ma soprattutto il desiderio di unire la spettacolarità a qualcosa di autentico che, ancora, non ha abbandonato l’animo di coloro che erano presenti.
E poi il Papa ha iniziato il suo primo intervento così: voi siete i santi di Francia!
Ne ho fatto il fil rouge per accompagnare quest’anno i 31 ragazzi di cui sono capo scout. Credo che debba ancora ben analizzare tutte le sfaccettature di questa affermazione che mi interpella e commuove, che ci interpella e commuove.
Vedete, sono convinto che una delle letture possibili sia in relazione con la Chiesa universale che Leone sta accompagnando. Questo modello corrisponde sia alla realtà, sia a un programma, a una direzione. La Chiesa in Francia è animata da molti anni ormai da una parola d’ordine: essere discepoli-missionari. Chi sono i Santi se non discepoli-missionari? La Chiesa in Francia è segnata negli ultimi anni da un’immensa diversità nelle pratiche, nelle sensibilità e nella composizione sociale di coloro che la abitano, con un multiculturalismo mai visto prima. Chi sono i Santi se non coloro che, docili, mettono i diversi doni ricevuti secondo la grazia, al servizio di Colui che è Uno?
Durante la serata, ho dato una mano come volontario, accogliendo le persone che entravano dalla porta Z dello stadio. Ho visto coi miei occhi la diversità della Chiesa. Uniti grazie a Cristo, e rappresentati nella persona del Papa, quella sera davanti a me hanno sfilato miriadi di sensibilità, stili, declinazioni della fede, età, origini, domande, bisogni, povertà. Quelli sono i Santi di Francia.
Ma attenzione, sarebbe troppo facile così! E noi? E noi che non eravamo là? Siamo forse noi Santi di Francia? (No oh! Io so’ toscano!!!). Sbaglia forse il Papa a rivolgersi solo ai Francesi? Possiamo solo restare a guardare, dal momento che il Papa ha parlato solo della Francia? Si, gli esempi francesi sono tanti, gente ganza eh, tosta, coraggiosa, caparbia, ma non basta. Non basta, no, limitarci alla Francia… eh no, il Papa ci provoca.
Cristo ci invita a essere Santi là dove lui ci ha messi.
Per questo allo Stade de France mi sono sentito a casa. Non per una questione di integrazione. Non perché le differenze e i tiri mancini fossero magicamente scomparsi. Bensì perché, quella serata come tanti altri momenti, hanno fatto suonare in me il campanello d’allarme (o la campana) che mi ricordava che io faccio già parte… della Chiesa.
E che questa appartenenza spirituale, che questa santità per vocazione non ha confini.
E non finisce qui. Perché coraggiosi e caparbi sono anche i miei coetanei o fratellini che in questi giorni si sono riversati in strada, a Parigi, a Lione, a Marsiglia, con la motivazione di coloro che vogliono cambiare. Ho riflettuto molto a questo. Cosa accomuna o che cosa divide gli 80.000 e più allo Stade de France agli 80.000 e più per strada dappertutto in tutto il paese?
Man mano che avanziamo in questo cammino di santità, diventa chiaro che non basta evitare il male: bisogna scegliere il bene. Non si tratta di un principio astratto, né di un’affermazione ovvia: scegliere il bene è l’azione propria della libertà, compiendo la quale essa stessa si avvera, si corregge e matura. Per fare la scelta buona, ricordate questo criterio: il bene dà la vita, non la toglie mai; il bene si prende cura, non prende per sé. Le virtù che san Paolo (1Tm,6) ci indica come riflessi della sua bontà sono queste: la giustizia verso l’umanità; la pietà e la fede verso Dio; la carità con tutti; la pazienza verso chi ci fa soffrire; la mitezza che contraddistingue chi cerca la pace con animo puro. I principi di uguaglianza e fratellanza che ispirano la vostra società trovano qui il loro fondamento: più che semplici prescrizioni legali, sono le scelte radicali e coraggiose di un cuore libero. Fare nostre queste qualità non è solo un impegno etico: è la scelta di diventare uomini e donne autentici, liberi da compromessi.
Sabato 17 ottobre ci sarà uno sciopero generale che si annuncia particolarmente partecipato. Dopo due settimane di grandi scombussolamenti, la stragrande maggioranza dei francesi, fedeli alle tradizioni, concluderà con un ultimo atto questa stagione di mobilizzazioni. Sono questioni che dovrebbero essere analizzate a lungo, ma, è con questo desiderio di fare il bene libero dai compromessi, di far vedere a tutti che questo Bene viene da Cristo, che, da osservatore discreto e italiano come sempre, sabato 17 ottobre, se il Signore lo vorrà, andrò al grande sciopero generale di Parigi.
A esserci, a cercare dove sta questo Bene, in mezzo alle barricate materiali e spirituali del nostro presente.
Dopo aver visto gli 80.000 allo Stade de France risvegliare il desiderio di essere discepoli-missionari, in mezzo alla grande portata delle mobilizzazioni annunciate, voglio tentare, su invito del Papa, nel mio piccolo, a non nascondere la mia lampada sotto al moggio. A non nascondere, mentre tutto geme, che, sulla mia route, porto con me un grande tesoro e sono invitato a portarlo agli altri, con o senza Papa.
Quindi.
Siamo tutti Santi di Francia.
Elia Quatraro.


