Nel cuore dell’uomo

«Gesù conosceva quello che c’è nell’uomo».

Così finisce il brano del vangelo di oggi: Gesù conosce quello che c’è nel cuore di ognuno di noi! Noi siamo conosciuti da Dio, da sempre: non siamo soli, mai, ma noi conosciamo quello che c’è nel cuore di ognuno di noi? Nel mio cuore?
La più grande scommessa di ognuno di noi è sempre quella di conoscere cosa c’è nel mio cuore.
La Quaresima è il tempo speciale per la conversione, per la riforma di noi stessi: dov’è il mio cuore, la mia coscienza?
Domenica scorsa abbiamo ragionato e meditato sul valore della preghiera, oggi potremmo ragionare sul valore della testimonianza, della testimonianza verso me stesso prima ancora che verso gli altri.
Le letture di oggi denunciano proprio questa realtà, sollecitano questa domanda: dov’è la mia coscienza? Cosa fonda il mio pensare, il mio agire, il mio credere?
Troppo spesso diamo per scontato di sapere cosa pensare, dire, fare e poi ci ritroviamo con un pugno di mosche, con un niente, anche se abbiamo pensato di fare, costruire chissà che cosa.
Approfittiamo della liturgia di oggi per verificare come i nostri valori ci informano e formano e, specialmente, quale fede coltiviamo?
Gesù compie un altro segno – come a Cana – per scuotere una fede addormentata, fatta di atti esteriori, di religiosità senza fede: quanto è più facile comprare un santino o un rosario o fare una bella processione rispetto a credere, a fermarsi davanti a Cristo per capire in quale Dio crediamo!
Gesù con questo segno ci sollecita a lasciare un tempio esteriore per cercare il vero tempio in cui pregare; il vero tempio è il corpo di Cristo, di Cristo crocefisso e risorto (1Co 1,22). Gesù ha fatto questo segno per farci vedere e quindi permetterci di credere. Infatti, i discepoli poi si ricorderanno…

Ma il vero corpo di Cristo però non lo troviamo nelle chiese, bensì nel nostro corpo, corpo nel quale lo Spirito santo prima e l’Eucaristia poi vogliono trovare dimora. Non siamo noi a metterci al posto di Cristo, seppure spesso lo facciamo: è Cristo che entra in noi e chiede di cambiare il nostro modo di stare con Lui, ci chiede dov’è il nostro vero tesoro, quali sono i valori che ci illuminano.
Pensate ai 10 comandamenti: li osserviamo da bravi soldatini o li viviamo nella loro totalità?
L’altro giorno un ragazzo mi dice: padre, le sembra giusto che i miei genitori mi mettano in mano un telefono da 600 euro?
E un altro: papa Francesco ci chiede di combattere la globalizzazione dell’indifferenza, ma sei miei genitori sono i primi a non impegnarsi per il bene comune, a dirmi di pensare solo a me stesso, io quanto devo darmi da fare?
Oggi è la giornata delle donne. Voglio ricordare e chiedere giustizia per tutte quelle donne che da queste parti sono obbligate a lavorare in nero per confezionare il nostro pret a porter di lusso: non ai può essere cristiani e far finta di nulla; non si può andare a messa la domenica e pagare € 2,00 a scarpa!
Cari amici quanti venditori di fumo o di false devozioni abbiamo intorno a noi: lasciamoci aiutare da Cristo a rovesciare i banchi delle nostre ipocrisie per costruire la vita nuova che Dio ci ha donato in Cristo, che lo Spirito santo vuole operare con noi.
Diventiamo noi il vero tempio di Dio nel quale possa dimorare con gioia il Cristo morto e risorto.

Signore vogliamo andare a scuola

Cari amici, continua la testimonianza dall’Afghanistan del nostro exalunno

Questa esperienza, in questo luogo, l’Afghanistan, è stata ed è incisiva. Questa terra che in passato ha dato prova di resistere a tante invasioni ora sta cercando di voltare pagina e ci sta riuscendo. Ma è pur vero che le difficoltà che si incontrano ancor oggi sono innumerevoli.
Quando un soldato (ma vale per chiunque questa sensazione) è costretto per un motivo o l’altro a trascorrere molto tempo lontano dalla famiglia può essere che capitino momenti di panico, di angoscia. Ma, ecco, emergere la forza dell’amore: la fede in Gesù emerge e ci aiuta a capire che i sacrifici fanno parte della nostra vita.
Ovunque ci sono fatti, episodi che quotidianamente ci possono cambiare la vita. Ci sono esperienze che contestualmente ci fanno maturare e comprendere appieno le varie sfumature della nostra vita. E la vita è un dono prezioso e andrebbe vissuta nel pieno rispetto e armonia di tutto le persone e cose che ci circondano.
Ogni giorno in questi teatri operativi si impara ad apprezzare quello che non si ha sotto mano: quelli che in Italia appaiono normali pasti qui da noi sono invece sontuosi! Ci sono poi gli aiuti della tecnica e della scienza: skype che mi avvicina un po’ più ad amici e famiglia; poter vedere e sentire i miei bimbi è una gioia immensa.
Quando con i colleghi afghani incontro i loro bambini cerco di comprenderne i pensieri, li osservo e penso ai nostri bimbi ai quali cerchiamo di regalare ogni agiatezza. Questi piccoli afghani non hanno neanche l’acqua da bere! Ti corrono dietro offrendoti il nulla e i loro sorrisi. A volte mi piace scambiare qualche parola, chiedere loro cosa desiderano. Le risposte sono quasi sempre le stesse: Signore vogliamo poter andare a scuola, ci aiuti, ci dai qualche soldino per comprare i libri?
Le loro espressioni non si possono dimenticare tanto facilmente, la sporcizia, la povertà, la polvere che li copre fino all’inverosimile! E se fossero i nostri pargoletti? Chissà quante urla di mamme e papà: Ma dove sei stato? Guardati come sei sporco! Sorrido e poi se riesco scatto una foto. Rubo un attimo della loro vita per tenerla con me per sempre. Per poterla mostrare un giorno ai miei bimbi. Per poter riflettere insieme a quanto siamo/sono fortunati a crescere in Italia, in un paese che nonostante tutto permette di andare a scuola, di crescere e vivere con una certa agiatezza: di essere “liberi”.

21 operai copti

Voici l’icône réalisée pour les 21 coptes exécutés il y a dix jours. L’auteur est probablement copte, vivant aux USA.
Elle devrait paraître dans la Croix demain ou les jours suivants.
Remarquez les détails : la plage sur laquelle ils ont été martyrisés avec la mer derrière. Tous les visages ressemblent à Jésus, dont ils ont prononcé le nom jusqu’à leur dernier souffle. Les tuniques oranges rappellent la combinaison orange que les terroristes islamistes mettent à leurs victimes avant de les décapiter. Ils ont par-dessus l’étole rouge du martyre, proche de l’étole des diacres coptes, portée ici également par les anges et par le Christ.
Remarquez la pluie de couronnes que les anges leur remettent.

cari amici, credo che questa icona dica tutto quello che le parole non possono e non sanno dire.
buona preghiera per la pace.

Nessun lavandaio sulla terra

II domenica di Quaresima.
Oggi siamo di fronte al mistero di Dio, più che in altri eventi della sua rivelazione.
Oggi siamo chiamati a maturare la nostra conoscenza di Dio.
Se le tre parole chiave della quaresima sono: preghiera, digiuno, elemosina, oggi siamo invitati a dare più spazio alla preghiera; solo nella preghiera può crescere la nostra conoscenza di Dio, una conoscenza fatta non solo di testa, ma di intimità, di amicizia.
Solo da questa preghiera che conosce può nascere una vera e significativa elemosina, cioè carità, attenzione all’altro.
Infatti, Gesù non dice ai discepoli: restiamo qui, ma scendiamo a valle, andiamo tra gli uomini.
Ma torniamo alla conoscenza di Dio. Un Dio che si rivela in modo drammatico ad Abramo prima e a Giacomo, Giovanni e Pietro poi. Eppure trascorrono 1000 anni tra loro, e 2000 anni tra noi e ancora non siamo capaci di conoscere Dio. Non perché Dio non vuole farsi conoscere, bensì perché l’Amore e il suo amore per l’uomo è troppo grande per farsi conoscere nella sua totalità.
Scriveva Paolo VI a proposito di questo brano di Marco:
“D’un lampo, la Bellezza increata ci sfolgora davanti, figurata da volto umano. Così l’uomo. mi svela la sua faccia quale Dio la pensò e la volle nel giorno in cui, creando l’uomo, pose fine alla sua opera creatrice: la faccia dell’uomo appare soffusa d’un’arcana e ineffabile bellezza. Bellezza talmente splendida e viva da doversi dire non sua, ma in lui riflessa, come luce di sole in limpida acqua. Bellezza di Dio”.
L’amore di Dio è Gesù; l’amore di Dio è Gesù morto e risorto per noi; all’uomo che è fedele a Dio, come hanno imparato a esserlo Abramo prima, Giacomo. Giovanni e Pietro poi, Dio mostra il volto di Gesù, cioè il vero volto dell’uomo. Qui c’è il vero volto dell’uomo, di ognuno di noi e questo volto è il volto di Gesù.
E anche noi come Pietro, Giacomo e Giovanni abbiamo paura, non di guardarlo, ma di capire; e anche noi come Pietro, Giacomo e Giovanni non sappiamo più che dire, che fare; almeno Abramo non dice nulla: semplicemente agisce.
Perché è difficile riconoscere Gesù? Perché Marco pone a metà del suo vangelo proprio questo episodio? Perché noi vogliamo un Dio a nostra misura, che obbedisca ai nostri criteri e abbiamo paura di un Dio che sia Dio, di un Dio che possa morire e risorgere. Il vangelo di oggi ci invita a contemplare un Dio che ci chiede di morire e risorgere; un Dio che non vuole la fine del peccatore, ma la sua risurrezione.
La luminosità di Gesù trasfigurato – nessun lavandaio avrebbe mai lavato così bianco – è la luminosità della stella di natale, è la luminosità della risurrezione, è la luminosità del paradiso.
Allora dobbiamo proprio fermarci a pregare, a guardare l’Eucaristia, a fare silenzio davanti alla parola che ci viene proclamata.

Meccanica quantistica e mistero della Trinità

Luce.
Ne siamo sempre circondati, in ogni momento. Ma che cos’è la luce?
Tralasciando ciò che i filosofi dell’antichità ci dicono su questo fenomeno, una prima spiegazione arriva nel diciassettesimo secolo, formulata da Isaac Newton. Egli suggerisce che la luce è composta da corpuscoli molto piccoli che viaggiano a velocità estremamente elevate. Questa semplice ed elegante teoria riesce a spiegare innumerevoli fenomeni osservati come la riflessione, l’arcobaleno e la divisione della luce a opera del prisma.
Fin qui tutto bene, eppure esistevano dei fenomeni già conosciuti, come la diffrazione e la birifrangenza, che questa teoria non spiegava molto bene.
Nel frattempo dall’altra parte del canale della Manica, alcuni scienziati tra cui Christiaan Huygens, Thomas Young, Augustin-Jean Fresnel, proposero un’alternativa alla teoria di Newton.
Strappatevi un capello e procuratevi una di quelle pennine laser da conferenze. Provate a mettere il capello di fronte al laser e puntatelo contro una parete. Cosa vedete? Sulla parete dovreste vedere delle righe orizzontali separate una dall’altra. Questo fenomeno si chiama diffrazione ed è tipico delle onde che incontrano un ostacolo.
Dunque sul continente venne proposta l’idea che la luce fosse composta da onde e non da particelle. Le due teorie sopravvissero finché non arrivo, nel 1864, la presentazione da parte di Maxwell delle sue famose equazioni che spiegavano il fenomeno luce come il manifestarsi del campo elettromagnetico. Queste equazioni hanno formulazioni tipiche delle onde, perciò sembrò che il mistero fosse risolto: la luce è un’onda.
Spesso la scienza ha più colpi di scena di una qualsiasi fiction di Hollywood, perché nel 1905 Einstein rimette tutto in discussione osservando che l’effetto fotoelettrico è spiegabile solo se si assume che la luce sia di natura corpuscolare.
Questa vicenda termina finalmente con l’avvento della meccanica quantistica. Tra i postulati fondamentali di questa teoria vi è proprio il dualismo onda-particella. Dopo la formulazione del principio d’incertezza da parte di Werner Heisenberg, Niels Bohr enuncia la famosa interpretazione di Copenaghen in cui è riassunto questo principio: la luce è contemporaneamente sia onda che particella; l’interazione dell’uomo con la luce, tramite la misura, pone in risalto uno dei due aspetti naturali della luce.
Ciò ovviamente non è facile da capire, perché siamo abituati a immaginarci il mondo fatto da particelle e per quanto riguarda le onde, il massimo che riusciamo a visualizzare sono le onde del mare. Eppure la fisica ci dice che noi stessi siamo fatti contemporaneamente sia da particelle, sia da onde.
A questo punto mi piace pensare che il concetto della Trinità cristiana abbia dei punti in comune con la dualità onda-particella. È sicuramente difficile comprendere il significato del Padre che si manifesta come Figlio e come Spirito Santo. Uno può scegliere ovviamente di crederci o meno a questa cosa. Però ciò che la scienza ci insegna è che questo mistero della fede in realtà non è cosi dogmatico e misterioso, ma anzi nella vita di tutti i giorni noi possiamo osservare che esiste ed è reale la dualità onda-particella.
Anche se per molti anni scienza e fede si sono combattute, ogni tanto capita che inaspettatamente l’una venga in aiuto dell’altra.
Roberto Nava

Più atroci patimenti

In questa grande quaresima,
tempo opportuno per la sincera e profonda riflessione,
non lasciamo che il Signore ci chieda:
Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto il fico credi?
 

Ma credendo veramente, preghiamoLo dicendo:
Dispero di me stesso, considerando le mie opere,
degne o Signore, di ogni castigo;
ecco, ho trascurato i tuoi augusti precetti,
o Salvatore,
ho consumato nella dissolutezza la mia vita:
ti prego dunque,
purificami con le piogge del pentimento,
fammi risplendere per il digiuno e la preghiera,
Tu che solo sei misericordioso;
e non avere orrore di me,
o benefattore di tutti, o più che buono.
 

E mai, nella durezza del digiuno sentiamoci grandi
per il patimento che esso può arrecarci,
pensiamo piuttosto ai fratelli cristiani
del Medio Oriente e dell’Africa
che sono costretti a ben più atroci patimenti
perché hanno creduto e vogliono credere
pur non avendo visto!
 

Buona cammino di Quaresima
Contro una globalizzazione dell’indifferenza.

I domenica di quaresima

È cominciata la Quaresima:
un tempo di grazia, un’opportunità, un dono di Dio
per crescere in quell’amore che Lui stesso ci ha donato (Dio non chiede ciò che non dona).
40 giorni in cui Dio è particolarmente presente tra noi, nella sua chiesa,
per rinnovare l’alleanza con noi;
40 giorni in cui lo Spirito vuole entrare nelle nostre profondità
per aiutarci a rinnovare l’alleanza con Lui.
Quello Spirito che è sceso sull’uomo Gesù, perché diventasse figlio di Dio,
quello Spirito che ha portato il cielo in Gesù, ora porta Gesù nel deserto;
questo Spirito è quello che vogliamo invocare se per rinnovare la nostra alleanza con Dio,
per combattere le tentazioni dell’eros, del potere, della ricchezza.
Nel deserto comincia la grande battaglia di Gesù contro il demonio che vuole separarlo, dividerlo da Dio e dagli uomini.
Nel deserto comincia una battaglia che si concluderà sulla croce, con la vittoria sulla grande separazione: la morte.
Nessuno è testimone d questa battaglia tutta interiore e personale, attraverso la quale deve imparare la sua obbedienza di Figlio – “imparò l’obbedienza dalle cose che patì” dice la lettera agli Ebrei – e vincere il tentatore che non vuole il regno dei cieli.
Marco osserva come Gesù non cede al trionfalismo, ma nella fatica quotidiana di 40 giorni, coltiva la sua alleanza con il Padre per noi.
Marco sottolinea anche l’armonia che si crea tra Gesù e il creato (pietre, arbusti, rettili, bestie selvagge), come a dire che Gesù è il nuovo Adamo, nel rinnovato paradiso, regno dei cieli. Infatti cosa leggiamo subito dopo: “il tempo è compiuto, il regno di Dio è vicino”; ma anche: “convertitevi e credete al Vangelo”.
Tutto ciò però accade perché prima di tutti Cristo si è svuotato della propria divinità, della propria potenza: Cristo si è abbassato per innalzare ognuno di noi, per far entrare ognuno di noi nel regno di Dio.
E noi cosa impariamo da questa lotta di Gesù?
E noi come costruiamo il regno dei cieli che Gesù ha ricostruito per noi?
Forse una affermazione per tutte e sufficiente: vinciamo la tentazione dell’indifferenza, combattiamo la globalizzazione dell’indifferenza. Usciamo dalle nostre comodità, dal pensare che tutto giri intorno a noi (esami, lavoro, amore, amici…) e preoccupiamoci di, prendiamo a cuore una situazione o l’altra:
evitiamo di vivere da uomini pieni solo di sé;
evitiamo di vivere da cristiani pieni solo di forme o sentimenti.
Ascoltiamo il Vangelo e cambiamo vita, la nostra, e cambierà quella del creato, quella degli altri e l’indifferenza non avrà più diritto di cittadinanza tra noi.
Domande per la riflessione:
cosa ti dice Gesù nel deserto?
Senti la presenza dello Spirito all’inizio di questa Quaresim? lo hai invocato?
Cos’è per te l’indifferenza? Si può combattere?
Hai letto il messaggio del papa per la Quaresima 2015:
combattere la globalizzazione dell’indifferenza?      http://w2.vatican.va/content/francesco/it/messages/lent/documents/papa-            francesco_20141004_messaggio-quaresima2015.html

Buona quaresima 2015

Un cuore affamato d’amore

Dalle note di Bruce Springsteen e Larry Norman

larry norman

Probabilmente nessuno è in grado di contare quante canzoni nella storia, italiana e internazionale, hanno come oggetto quel sentimento che i greci incarnavano nel dio Eros. Gran parte della musica parla di questo sentimento, nelle sue mille versioni e storie: dalle agonie e sofferenze per un amore non corrisposto, dalle ansie, preoccupazioni e paure per un primo amore o per un amore non ancora rivelato, fino alle dediche sdolcinate e gioiose per quello che sembra l’amore eterno, l’”amore della propria vita”.

Stiamo parlando in un argomento tanto gettonato, che non solo oggi viene ripetutamente cantato e quindi trasmesso in radio, ma che ha addirittura spinto autori di migliaia di anni fa a scrivere a riguardo, e perché no, a cantare già allora sull’amore. Il famosissimo e tanto studiato Omerotratta esplicitamente l’eros, come sentimento di passione irrefrenabile, che lega Paride a Elena di Troia. Siamo nel IX secolo a.C., molto tempo fa. Per non parlare del tormentatissimo Catullo, il quale scrisse per la maggior parte, carmina su Lesbia, nelle diverse fasi che visse il loro amore. Questa volta siamo nel mondo dei romani, nel primo secolo a.C. Dunque se pur più vicino, ancora lontano a noi.

Duemila anni dopo, l’amore è presente in tutti i generi e stili musicali, rock e “christian music”, compresi. Con l’obiettivo di evidenziare anche questa volta, punti di forza e di debolezza dei due rispettivi generi, quello della musica laica, e quello più sconosciuto, per molti, della musica cristiana, analizzeremo due canzoni sull’amore. Sulla prima canzone si cercherà di focalizzare il contenuto e il significato del testo, sulla seconda la validità a livello sonoro e musicale che l’artista cristiano è riuscito a inserire nella sua canzone.

Dopo aver presentato un’opera d’arte dell’eterno Bob Dylan, questa volta parliamo di un altro che ha lasciato il segno. “The Boss”, il grande Bruce Springsteen, ha cantato l’amore a modo suo, nella stessa forma che ha convinto milioni di americani a definirlo come vero cantante rappresentativo dei 51 Stati Uniti d’America. Bruce, che è “nato per correre” come dice nella sua “Born to run” (assieme a Wendy), e che è stato catalogato per decenni come “working class-hero”, ossia eroe della classe operaia e lavoratrice, ha cercato di definire questo sentimento tanto trascendentale per tutti, in modo diverso e originale in tante sue canzoni.

“The river”, album di successo del 1980, contiene “Hungry heart”, pezzo molto acustico e orecchiabile, probabilmente grazie al semplice giro di Do che si ripete costantemente. Apparentemente questa canzone sembra meno impegnata di altre, visto il senso di leggerezza che si percepisce tra una strofa e l’altra, eppure evidenzia concetti piuttosto importanti. La canzone può essere divisa in tre momenti, scanditi dal ritornello in cui si dice che “Tutti hanno un cuore affamato”, “Everybody’s got a hungry heart”. Nonostante ciò, l’amore è una scommessa, qui si dice come una giocata a carte piuttosto rischiosa, tant’è che lui stesso nella prima strofa dice di aver abbandonato moglie e figli alla ricerca di un altro amore. Nella seconda invece vi è un altro amore, il classico amore che sembra perfetto, ma che con il tempo, una volta spento quel fuoco iniziale, è finito inesorabilmente. È da Baltimore, città dello stato di Maryland, a Kingstown, città del Rhode Island, che bisogna spostarsi per trovare l’amore? Neanche “The Boss” lo sa, dal momento che dopo aver viaggiato tra una parte e l’altra degli USA si ritrova solo a pensare, ed è quanto ci dice nella terza strofa, che dopotutto, “nessuno vuole stare da solo, tutti vogliono avere una casa e un posto dove riposare”, ricordando forse la moglie e i figli lasciati a Baltimore. È un trentun’enne colui che parla –il signore Springsteen è del 49-, un uomo che nel bel mezzo della propria vita si è accorto che tutti sono affamati d’amore, ma nonostante ciò stare da soli fa male. È un pezzo dunque molto malinconico, che probabilmente vuole insegnare che chi sbaglia paga, un po’ come se la vita ti restituisse in cambio ciò che fai. Il tutto però dal punto di vista di Bruce Springsteen, colui che riesce a trattare argomenti difficili, di forma sincera e spesso sfacciata, ma con un senso di gioia e leggerezza che lo contraddistinguono. Un classico, sempre presente nelle sue raccolte e nei suoi concerti.

Anche la seconda canzone che analizziamo, ha come tema centrale l’amore. Questa volta, non trattandosi più di una canzone laica, è evidente il soggetto al quale è dedicato questo sentimento così profondo: Dio. Anche in questo caso, ci concentreremo sull’aspetto puramente musicale, più che sul contenuto e sul messaggio trasmesso. E pure questa volta presentiamo una christian song, che è piacevole e bella da ascoltare, a dimostrazione del fatto che questo “mondo” musicale è in grado non solo di spaziare da un genere all’altro, ma anche di offrire melodie valide sotto tutti gli aspetti.

Larry Norman, un perfetto sconosciuto per tanti, è stato probabilmente l’iniziatore del rock cristiano. È giusto dunque ricordare una canzone di questo grande artista, il quale ci ha lasciato nel 2008, a sessantun’anni, tanto importante per questa musica. Colui che ricordiamo come il primo ad aver allontanato il mito secondo cui il rock fosse anti-cristiano, cantò a partire dagli anni ’70, impegnandosi a tal punto da incidere più di un centinaio di album. Stiamo parlando di un artista ricordato particolarmente per la sua facilità di scrittura, capacità che lo lega ulteriormente al Boss del New Jersey, l’intramontabile Bruce Springsteen. Nonostante avesse dedicato l’intera carriera alla christian music, Larry Norman non fu un pastore. Anzi spesso non ebbe rapporti del tutto idilliaci nei confronti della Chiesa, visto il suo stile di vita talvolta contrario ai principi insegnati dal Vangelo e da Gesù. Basti ricordare che si sposò ben due volte. La sua musica comunque è ancora impressa nella storia.

“Home at last” è uno degli album degli anni ’80 maggiormente ricordato: del 1989, pubblicato originalmente come LP, contiene tra gli altri, “He really loves you”. Questo brano incita tutti coloro che si sentono lontani dalla fede cristiana, a credere in Dio, di allontanarsi dalle tenebre e dalle oscurità così da poter ricevere tutto l’amore che Egli ha in serbo per ciascuno.

“Egli davvero ti ama” è molto interessante, e per questo è stato scelto come brano da analizzare, vista la sua musicalità particolare che lo avvicinano a un genere, il “country”, ascoltato perlopiù negli USA, e poco nel nostro continente, nato nei paesi del sud, negli anni delle piantagioni e degli schiavi di colore. In linea con “One step forward, two steps back”, mito della musica Country, scritta dalla “Desert Rose Band”, vi invitiamo ad ascoltarla a bordo di una Mustang o di un’altra lunga macchina americana, completamente scappottata, mentre percorrete le strade deserte e che sembrano perdersi nell’orizzonte, dell’Arizona, magari nel bel mezzo del Grand Canyon, o del Texas. E ovviamente questa deve essere la traccia successiva a “Hungry heart” di Bruce Springsteen. Solamente così, infatti, respirando la leggera brezza dell’estate, ci si può considerare un vero americano e si può capire il vero significato dell’amore, sia da un punto di vista laico e che da un punto di vista cristiano.

Buon ascolto!

Roby Eldima