Piccoli cose e grandi imprese

Signore allontanati da me che sono un peccatore (Lc 5, 8B):
La preghiera di questa domenica sia questa,
affinché,
in questo momento storico di grandi sofferenze,
impariamo
a donare con gioia
e non per egoismi e guadagni,
perché impariamo
che dalle piccole cose
nascono le grandi imprese e gesti!
buona domenica dai cristiani greco-melkiti

“Le cose belle”, intervista a Giovanni Piperno

“Le cose belle”, adolescenti che sognano, uomini che crescono nel film/documentario di Giovanni Piperno intervistato per voi dal nostro staff! Buona visione.

Un film sulla gioventù bella di Napoli, un film che va a scovare con discrezione nel crescere durante gli anni dei protagonisti.

Un’intervista che ci permette non solo di sognare, ma anche di sperare e ragionare sulla bellezza della gioventù senza irenismi ed ipocrisie ovvero con la pretesa frequente degli adulti di sapere tutto sui giovani.

Ringraziamo Giovanni Piperno, Giacomo e Luigi per le riprese, il muratore della porta a fianco e il mio barbiere di c. Vittorio.

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Palla da biliardo

Palla da biliardo ovvero l’indeterminazione nella vita di tutti i giorni. Immaginate un tavolo da biliardo. Immaginate di essere ciechi. Immaginate che sul tavolo ci sia una palla da biliardo e che qualcuno vi chieda di dirgli esattamente la posizione di questa palla sul tavolo. Come fareste? La soluzione più semplice è quella di utilizzare proprio una stecca da biliardo. Tramite la stecca si può pensare di “sondare” il tavolo finché la stecca non tocca la pallina. Proprio quando c’è il contatto avete l’informazione sulla posizione della pallina. Tuttavia nel processo di misura, voi urtate la pallina giusto? Avendola urtata, questa si muoverà dalla sua posizione di partenza. Ciò significa che per conoscere la posizione della pallina, voi perdete completamente informazione sulla velocità della pallina. L’esperimento può essere condotto al contrario pensando di misurare la velocità della pallina ma si scopre che anche in questo caso si perde informazione sulla posizione. Velocità e posizione della pallina non possono essere misurate contemporaneamente con infinita precisione. Ciò ci insegna che la conoscenza dell’uomo ha un limite. Non è colpa degli strumenti che usiamo per misurare la natura, ma è qualcosa che riguarda la natura stessa. Questo fatto prende il nome di “principio di indeterminazione” e fu formalizzato da Werner Heisenberg nel 1927 generando un certo sgomento nella comunità scientifica, perché per la prima volta ci si è imbattuti contro un limite della nostra conoscenza che non può essere superato. A mio parere questo principio va oltre all’aspetto puramente fisico ma riguarda la nostra quotidianità. Mi riferisco al fatto che ognuno di noi vuole avere sempre il controllo, sulle proprie scelte, sulle proprie emozioni e sulle proprie idee. Eppure proprio la natura ci insegna che non è sempre possibile. Prima o poi tutti sono costretti ad affrontare questa realtà, che è difficile da accettare. Crescere significa anche questo, abituarsi all’idea di non avere sempre il controllo. Che per quanto si viva una vita sana ci si può ammalare, che per quanto una persona sia buona possa anch’essa sbagliare, oppure vivere una vita di stenti solo perché nata nella nazione sbagliata al momento sbagliato. Le persone religiose sono inclini a pensare che ciò che succede faccia comunque parte di un “disegno” più grande. Le persone meno religione attribuiscono tutto ciò al caso. Il punto è che non abbiamo sempre il controllo sulle nostre vite e questo fatto va accettato con serenità perché non si può fare altrimenti. Roberto Nava

Derisi e oltraggiati

Ricordando
quanti per la Croce di Cristo
sono derisi e osteggiati in tutti i modi,
fino alla morte,
preghiamo Dio
che ci dia la forza
di seguire il loro esempio:
andar fieri e tutto sopportare
per la Croce,
così inneggiando ad essa:
Croce, custode di tutta la terra!
Croce, splendore della Chiesa;
Croce, saldezza dei fedeli;
o Croce, gloria degli angeli,
e dei demoni disfatta.
Salvaci!

Domenica dopo l’esaltazione della Croce
20 settembre 2015

Esaltazione della Croce

Consapevoli del fatto
che abbiamo abbondantemente
infangato il creato
che il Cristo aveva rinnovato
con la sua gloriosa resurrezione,
cerchiamo la redenzione
facendoci almeno operatori di giustizia
per quanti oggi pagano con la vita,
la perdita di affetti e averi,
solo perché nel loro corpo portano le stigmate di Cristo
e si rifiutano di smettere di esserne fieri!
Adoperandoci in ogni modo a noi consono
per dare giustizia ai cristiani del Medio Oriente
e ovunque perseguitati preghiamo così dicendo:
Sul Golgota,
volontariamente innalzato sulla croce,
il Signore ha operato la nostra salvezza,
rinnovando tutta la creazione;
deposto in quella tomba ricettacolo di vita,
il terzo giorno
come Dio è risorto:
e noi tutti, insieme alle schiere degli incorporei,
celebriamo l’inaugurazione
della sua radiosa e venerabile resurrezione!

Buona domenica
e buona festa dell’esaltazione della santa Croce.

Con fede tenace

Continuiamo a pregare in comunione con la chiesa Greco-Melkita e tutti i cristiani perseguitati
e le persone di buona volontà che non trovano pace causa l’egoismo dell’uomo.
Vi invito anche a leggere l’articolo di Baumann pubblicato a parte.

Domenica 23 agosto:

La fine dell’anno liturgico si appresta,
seguiamo allora di buon grado
la giusta esortazione dell’apostolo Paolo,
vigiliamo, siamo saldi nella fede,
comportiamoci da uomini
e non dimentichiamo mai chi soffre,
oggi a maggior ragione
quanti sono vittime
della umana ingiustizia!
preghiamo!

Domenica 30 agosto:

Il tuo popolo o degna di ogni canto,
fa festa oggi per la deposizione della tua preziosa cintura,
e con ardore a te grida:
Gioisci, Vergine, vanto cristiani.
Preghiamo con fede tenace
il nostro vanto, affinché
liberi da ogni minaccia i suoi figli
oggi da ogni dove
violentemente vessati!
buona fine anno liturgico

Baumann, le migrazioni e le nostre paure

Zygmunt Bauman: “I migranti risvegliano le nostre paure. La politica non può rimanere cieca”.
Antonello Guerrero, La Repubblica, 29 agosto 2015

“Un giorno Lampedusa, un altro Calais, l’altro ancora la Macedonia. Ieri l’Austria, oggi la Libia. Che “notizie” ci attendono domani? Ogni giorno incombe una nuova tragedia di rara insensibilità e cecità morale. Sono tutti segnali: stiamo precipitando, in maniera graduale ma inarrestabile, in una sorta di stanchezza della catastrofe”. Zygmunt Bauman, filosofo polacco trapiantato in Inghilterra, è uno dei più grandi intellettuali viventi. Anche lui è stato un profugo, dopo esser scampato alla ferocia nazista rifugiandosi in Unione Sovietica. Ma Zygmunt Bauman è anche uno dei pochi pensatori che ha deciso di esporsi apertamente di fronte al dramma dei migranti. Mentre l’Europa cerca disperatamente una voce comune che oscuri le parole vacue e quelle infette degli xenofobi.

Signor Bauman, duecento morti al largo della Libia. Due giorni fa altri cento cadaveri ritrovati ammassati in un camion in Austria. Il dramma scava sempre più il cuore del Vecchio continente. E noi? Cosa facciamo?
“E chissà quanti altri ce ne saranno nelle prossime ore. Oramai sono milioni i profughi che cercano la salvezza da atroci guerre, massacri interreligiosi, fame… La guerra civile in Siria ha innescato un esodo biblico. Scappano gli afgani, gli eritrei. Mentre nel 2014, riporta l’Onu, erano circa 219mila i rifugiati e migranti che hanno attraversato il Mar Mediterraneo, e di questi 3.500 sono morti. Un anno prima questa cifra era molto più bassa: circa 60mila. Qui in Inghilterra ho letto molte reazioni di personaggi pubblici di fronte a una simile emergenza. Tutte a favore di “quote migratorie” più rigide, in ogni caso. Mentre chi come Stephen Hale dell’associazione British Refugee Action invoca una riforma del sistema di asilo basata sugli esseri umani, e non sulle statistiche, è rimasto solo una voce solitaria”.

Ma l’Europa cosa può fare per risolvere questo disastro umanitario?
“L’antropologo Michel Agier ha stimato circa un miliardo di sfollati nei prossimi quarant’anni: “Dopo la globalizzazione di capitali, beni e immagini, ora è arrivato il tempo della globalizzazione dell’umanità”. Ma i profughi non hanno un loro luogo nel mondo comune. Il loro unico posto diventa un “non luogo”, che può essere la stazione di Roma e Milano o i parchi di Belgrado. Ritrovarsi nel proprio quartiere simili “non luoghi”, e non solo guardarli in tv, può rappresentare uno shock. E così oggi la globalizzazione irrompe materialmente nelle nostre strade, con tutti i suoi effetti collaterali. Ma cercare di allontanare una catastrofe globale con una recinzione è come cercare di schivare la bomba atomica in cantina”.

Eppure in Europa stanno tornando i muri, figli di uno spettro xenofobo che purtroppo sta dilagando.
“Sa chi mi ricordano quelli che li erigono? Il filosofo greco Diogene, che, mentre i suoi vicini si preparavano a combattere contro Alessandro Magno, lui faceva rotolare la botte in cui viveva su e giù per le strade di Sinope dicendo di non voler essere l’unico a non far niente”.

È vero, tuttavia, che oggi il flusso migratorio verso l’Europa è di dimensioni mai viste. Qualche timore può essere giustificato, non trova?
“Ma oramai il nostro mondo è multiculturale, forse irreversibilmente, a causa di un’abnorme migrazione di idee, valori e credenze. E comunque la separazione fisica non assicura quella spirituale, come ha scritto Ulrich Beck. Lo “straniero” è per definizione un soggetto poco “familiare”, colpevole fino a prova contraria e dunque per alcuni può rappresentare una minaccia. Nella nostra società liquida, flagellata dalla paura del fallimento e di perdere il proprio posto nella società, i migranti diventano “ walking dystopias “, distopie che camminano. Ma in un’era di totale incertezza esistenziale, dove la vita è sempre più precaria, questa non è l’unica ragione delle paure che scatena la vista di ondate di sfollati fuori controllo. Vengono percepiti come “messaggeri di cattive notizie”, come scriveva Bertolt Brecht. Ma ci ricordano, allo stesso tempo, ciò che vorremmo cancellare”.

E cioè?
“Quelle forze lontane, oscure e distruttive del mondo che possono interferire nelle nostre vite. E le “vittime collaterali” di queste forze, i poveri sfollati in fuga, vengono percepiti dalla nostra società come gli alfieri di tali forze. Questi migranti, non per scelta ma per atroce destino, ci ricordano quanto vulnerabili siano le nostre vite e il nostro benessere. Purtroppo è nell’istinto umano addossare la colpa alle vittime delle sventure del mondo. E così, anche se siamo assolutamente impotenti a imbrigliare queste estreme dinamiche della globalizzazione, ci riduciamo a scaricare la nostra rabbia su quelli che arrivano, per alleviare la nostra umiliante incapacità di resistere alla precarietà della nostra società. E nel frattempo alcuni politici o aspiranti tali, il cui unico pensiero sono i voti che prenderanno alle prossime elezioni, continuano a speculare su queste ansie collettive, nonostante sappiano benissimo che non potranno mai mantenere le loro promesse. E poi alle aziende occidentali il flusso di migranti a bassissimo costo fa sempre comodo. E molti politici sono allo stesso modo tentati di sfruttare l’emergenza migratoria per abbassare ancor più i salari e i diritti dei lavoratori. Ma una cosa è certa: costruire muri al posto di ponti e chiudersi in “stanze insonorizzate” non porterà ad altro che a una terra desolata, di separazione reciproca, che aggraverà soltanto i problemi”.

E allora come risolvere questa immane tragedia?
“Sicuramente non con soluzioni miopi e a breve termine, utili solo a provocare ulteriori tensioni esplosive. I problemi globali si risolvono con soluzioni globali. Scaricare il problema sul vicino non servirà a niente. La vera cura va oltre il singolo paese, per quanto grande e potente che sia. E va oltre anche una folta assemblea di nazioni come l’Unione europea. Bisogna cambiare mentalità: l’unico modo per uscirne è rinnegare con forza le viscide sirene della separazione, smantellare le reti dei campi per i “richiedenti asilo” e far sì che tutte le differenze, le disuguaglianze e questo alienamento autoimposto tra noi e i migranti si avvicinino, si concentrino in un contatto giornaliero e sempre più profondo. Con la speranza che tutto questo provochi una fusione di orizzonti, invece di una fissione sempre più esasperata”.

Non teme che questa soluzione possa non piacere a una buona parte della popolazione europea?
“Lo so, una rivoluzione simile presuppone tanti anni di instabilità e asperità. Anzi, in uno stadio iniziale, potrà scatenare altre paure e tensioni. Ma, sinceramente, credo che non ci siano alternative più facili e meno rischiose, e nemmeno soluzioni più drastiche a questo problema. L’umanità è in crisi. E l’unica via di uscita da questa crisi catastrofica sarà una nuova solidarietà tra gli umani”.

Dopo l’estate

Anche questa estate ho avuto modo di incontrare moltissimi giovani e, mentre mi leggete sono a Belo Horizonte (Brasile) per il 6° incontro dei giovani zaccariani latino americani.
Giovani che, a San Felice a Cancello, hanno cercato di capire come ammazzare la noia del quotidiano per costruire qualche cosa di bello per il proprio paese;
giovani che hanno continuato a giocare con i bambini a Milot (Albania) perché è bello e utile divertirsi e far divertire;
giovani che girano il mondo per lavorare e che lavorano ore e ore per non perdere il posto senza più il tempo di guardare negli occhi la propria ragazza o pensare ad altro che il lavoro;
giovani che non abbandonano la propria terra con la convinzione che non si deve perdere la speranza mai;
giovani che hanno perso la fede o dimenticata in qualche cassetto della propria vita, che non disdegnano di ascoltare una predica se li conduce a quel mistero di cui non possiamo fare a meno;
giovani che non ci sono più perché hanno giocato con la vita di sé e degli altri, o perché qualcuno ha giocato con la loro vita.
E noi adulti quale speranza, quale opportunità offriamo loro per il futuro, per questo futuro abbastanza cupo? È una bella domanda che mi porto nella mente da tutta l’estate.
Saper rinunciare a qualche cosa di nostro per loro, non quisquiglie, ma qualcosa di significativo e, se volete, che anche ci costi, perché i giovani non sono ingenui.
Sapere ascoltare le loro storie e saper loro raccontare delle storie vere. Aiutarli a riscoprire il bello delle piccole cose, quelle meno appariscenti, ma più significative perché fanno la storia di ogni giorno e ci sostengono nelle fatiche del nostro tempo.

Insieme a ciò il mio pensiero non so perché corre alla Madre di Dio, al suo modo di essere presente continuamente non solo nella vita di Gesù, ma anche in quella degli apostoli.
Chissà quali parole e affetto avrà donato agli apostoli scoraggiati nei giorni bui della morte, passione e dopo resurrezione di Gesù?
Come avrà pregato con loro e aiutati a non perdere la speranza per continuare ad annunciare che Gesù è il vivente, che Gesù è in ogni tempo Via, Verità e Vita?
La figura della Madre di Gesù ci aiuta a non disperare, a sapere ascoltare la vita che pulsa anche con i suoi problemi, a saper scegliere il da farsi.
La Madre di Dio ci insegna a stringere i denti, e ci dice che per tenerli stretti dobbiamo però mantenere degli spazi, anche piccoli, per noi stessi, per la nostra crescita umana. Dobbiamo mantenere la capacità di coltivare quel Mistero che c’è in noi e intorno a noi.

Smettiamola di ostentare solo il nostro apparire o cercare solo l’estetica, recuperiamo quel Mistero di cui non possiamo fare a meno e la bellezza, quella che salverà il mondo, sarà un po’ più visibile e forte.
Solo così tutto ciò che faremo avrà un senso e potremo continuare non a vivacchiare, ma a vivere.
Un piccolo consiglio per coltivare tutto ciò? Come dicevo a Ilaria e Pietro, sposi da pochi giorni: non abbiate paura di segnarvi con il segno della Croce ogni mattina e ogni sera e prima dei pasti; in questo modo la forza ricreatrice della Croce non solo metterà radice in voi, ma anche vi darà forza.

Buona ripresa delle attività di ogni genere.
La redazione di www.barnabitiaps.org.

Coscienza in vacanza?

Coscienza in vacanza?

All’indomani della grande festa
della dormizione della Madre di Dio,
(assunzione al cielo di Maria)
alla quale abbiamo affidato la nostra preghiera
per tutti i cristiani oggi perseguitati e spogliati anche dei loro luoghi di culto,
le affidiamo anche tutte le donne
fatte oggetto dei piaceri inauditi degli uomini,
oggetto della violenza degli uomini,
fatte oggetto anche da vendere e comperare,
Lei la Sempre vergine e Vergine potente,
le sorregga tutte,
nel presente, nel passato e nel futuro,
le sorregga e le custodisca!
Preghiamo perché il mondo cambi finalmente direzione!

Anche se è tempo di vacanza,
non mandiamo in vacanza
la nostra coscienza civica e cristiana:
“oggi” non è tempo di vacanza!

Grazie