Strada facendo

La musica nel buon viaggio della vita

A ben pensarci c’è sempre una musica che accompagna il cammino della nostra vita. Verso l’università o il posto di lavoro, nel ritorno a casa, di fronte al paesaggio che scorre dal finestrino del treno ovvero nei momenti difficili. La musica ci tiene la mano per tutte le nostre strade, quelle che intraprendiamo ogni giorno e quelle che affrontiamo solo una volta, per percorrere un viaggio, alla ricerca di noi stessi, di altri oppure di qualcosa che non c’è.
Per tutto ciò vogliamo scrutare la musica del cammino, come metafora di vita.
È il cammino, o meglio quella “road” a cui, tanto tempo fa, si legò un ragazzo di Liverpool e che d’allora, probabilmente non ha ancora dimenticato. È quel percorso di vita che hanno scelto in tanti, ciascuno a suo modo: dedicando completamente la loro esistenza a Dio o semplicemente scrivendo a Lui, note d’amore in notti senza fine, come cantava Baglioni nella sua “Notte di note, note di notte”. Ed è infine quella strada che insegna a coltivare la speranza in qualunque momento: perché appunto, “Strada facendo”, non si smette mai di imparare.
Su questa musica in cammino leggiamo ben tre canzoni: italiana, inglese e statunitense.
Dagli Stati Uniti, in quel ricco fiume che è la Christian music, prendiamo “I will follow” di Jon Guerra. Nato in California nel 1985, sposato, esponente del genere pop-rock cristiano a dimostrazione del fatto che tutti possono avvicinarsi attraverso diverse strade, a Dio, anche attraverso la musica. Jon inizia a comporre, scrivendo e arrangiando personalmente le sue canzoni, a partire dal 2011. Nel 2014 ecco che arriva uno dei singoli, se non il singolo, di maggiore successo nella sua, finora, breve carriera. “I will follow” è tanto apprezzata da entrare nelle principali classifiche dedicate alla musica cristiana di quell’anno, e si distingue per la chitarra che dolcemente accompagna la strofa, divenendo più decisa e prorompente nel ritornello. Nel testo, Jon semplicemente indica l’intenzione di seguire il cammino di Dio ovunque e in qualunque momento, nel bene e nelle tempeste della vita, compresa quella della morte. È forse la voce però, di particolare gradimento, che ha reso questa canzone e lo stesso artista, apprezzati all’interno del panorama musicale cristiano. Posso affermare che il cammino cristiano da seguire, ciascuno secondo la propria vocazione, è a noi più chiaro, ora che anche Jon Guerra ci ha insegnato come fare.
Da un cantautore all’altro, per la prima volta presentiamo una canzone italiana. E parlando di strade, non si può non citare colui che negli anni si è definito “Un cantastorie dei giorni nostri”, “Viaggiatore sulla coda del tempo” e “L’uomo della storia accanto”. Colui che partendo da dolci ballate e da struggenti canzoni d’addio è maturato con la sua musica, riflettendo come pochi hanno saputo fare, sulla vita, tanto da ricordarci che “La vita è adesso (ma il sogno è sempre)” e da augurare definitivamente a tutti noi, “Un buon viaggio della vita”. Claudio Baglioni non ha bisogno di presentazioni, ma la sua “Strada facendo” probabilmente sì. Conosciuta forse da tutti, è più di un’allegra canzone che viene cantata ormai da più di trent’anni. Di questo se n’è sicuramente accorto Papa Francesco quando ascoltando la canzone chiese esplicitamente venisse proposta alla giornata di festa agli anziani il 28 settembre 2014.
“Strada facendo” è un messaggio di speranza affinché chi l’ascolta possa sempre ricordare che, proprio strada facendo, non si è mai del tutto da soli, e che c’è sempre un po’ d’amore per noi. E la speranza non va mai perduta, neppure quando sembra di avere “un’anima smaniosa a chiedere di un posto che non c’è”, quando accanto si ha “un’ombra lunga di malinconia” e ci si ritrova “col viso sopra il petto a leggere i dolori ed i propri guai”. Anche nel momento in cui sembra di dire a se stessi che sono “Io troppo piccolo fra tutta questa che c’è al mondo, io che ho sognato sopra un treno che non è partito mai!”. Ma soprattutto c’è speranza anche quando lo stesso Baglioni si accorge che “una canzone, neanche questa potrà mai cambiar la vita” e si domanda, così come forse ci siamo domandati più volte tutti “ma che cos’è che mi fa andare avanti e dire che non è finita? Cos’è che mi spezza il cuore tra canzoni e amore e che mi fa cantare e amare sempre più, perché domani sia migliore, perché domani tu strada facendo vedrai che non sei più da solo?”. Neppure il saggio Claudio Baglioni è mai riuscito a spiegare quale forza permetta a lui di non perdere la speranza e di trasmetterla ad altri. Però un riascolto della canzono anche dopo 34 anni avrà qualche cosa da dire anche a noi.
Andando ancora più indietro nel tempo ecco la terza canzone, l’ennesima che non verrà mai dimenticata. Probabilmente non sarà il pezzo di maggior successo di questo gruppo musicale, nominato addirittura dalla NME Award come peggior singolo di quell’anno, ma la sua storia suggerisce che venga ricordato oggi, poiché si parla di strade, cammini e vita.
Inevitabilmente, almeno, la vita di qualcuno è stata cambiata dal quartetto di Liverpool, The Beatles, che non significa “Gli scarafaggi”, ma invece, se pur con una modifica all’interno della parola stessa, “I coleotteri”. La rivista Rolling Stone ha definito i quattro ragazzi di Liverpool, John Lennon, Paul McCartney, Ringo Starr e George Harrison come coloro che tra il 1960 e il 1970 hanno inciso maggiormente nella storia della musica, tanto da definire questo fenomeno chiamato “Beatles”, come il gruppo musicale più grande di tutti i tempi.
Ma perché tra tutti i loro grandi successi, compresi “Yesterday”, “Love me do”, “Let it be”, “Hey Jude”, “Yellow Submarine” vogliamo scrivere di quello che è stato votato come loro peggiore singolo: “The long and winding road”? Ascoltare questa canzone, significa vivere uno dei momenti più profondi e tristi della carriera del gruppo inglese, visto che fu proprio “la lunga e ventosa strada”, a sancire lo scioglimento del gruppo. Tale scelta fu presa non a causa dei risultati inattesi del pezzo, ma poiché la ballata intensa, delicata e dolente, scritta da Paul McCartney, e che lo stesso McCartney aveva in mente, fu in parte modificata dal produttore Phil Spector, a insaputa del suo interprete. L’aria troppo pesante, che ormai si respirava da tempo, probabilmente visti anche i difficili rapporti che il gruppo aveva con la compagna di John Lennon, Yoko Ono, portò definitivamente alla rottura e così le strade, davvero lunghe e ventose, si separarono.
“The long and winding road” è interessante per questo motivo, ma anche perché una delle opere più personali e significative dell’autore, dal momento che Paul McCartney stesso disse che questa era la strada che lui percorreva di ritorno a casa, ossia la B842, la quale serpeggia per venticinque chilometri la costa orientale della penisola di Kintyre per giungere alla sua fattoria. È lungo questa, che si trovava la casa della giovane donna che non contraccambiava l’amore provato per lei. In tale strada Paul si è spesso trovato da solo, di fronte a una porta che non si è più aperta. Ecco perché, se si parla di strade, o di “roads”, è necessario ricordare questa canzone.
Così come hanno fatto Jon Guerra, Claudio Baglioni e Paul McCartney, tutti quanti siamo chiamati a percorrere, assieme a loro e alla loro musica, le strade della nostra vita. È spesso un cammino difficile, lungo e ventoso, ma è solamente in questo modo che ci si può accorgere quanto sia unico questo viaggio. Non resta che augurare a tutti un buon viaggio della vita!

RobyElDima

Presentazione dell’enciclica Laudato sì / 2

La realtà cui si rivolge Laudato si

Un metodo cristiano, che segue dal Concilio Vaticano II è quello di ascoltare il mondo prima di offrire delle proposte di soluzione; certo è un cammino più lungo, ma è il metodo di Dio che ha mandato il suo Figlio per imparare la lingua degli uomini così da poter insegnare a questi la sua lingua.
La nostra tradizione barnabitico/zaccariana potrebbe dirci: forte della tua conoscenza di Cristo impara a conoscere la quotidianità dell’uomo per condurlo a Cristo.
Il dato di fatto è la velocità dei cambiamenti socio/culturali che contrastano con la naturale lentezza del tempo biologico, dell’universo e della persona. Cioè la nostra mente è più lenta del correre del mondo.
A seguito dei drammi e dei disagi apportati dalla fiducia irrazionale nel progresso, siamo invitati a «prendere dolorosa coscienza, a osare di trasformare in sofferenza personale quello che accade nel mondo, e così riconoscere qual è il contributo che ciascuno può apportare» (19).
Questo primo capitolo vuole analizzare, anche con informazioni dettagliate, le disfunzioni ecologiche del pianeta tenendo presente due costanti ineludibili riferimenti: il bene comune e l’uomo, specialmente il povero. Non basta parlare di ecologia se non si tengono continuamente presenti queste due coordinate, anche perché finanza e tecnologia agiscono volontariamente dimenticandole!
Se la natura ha un «modello circolare di produzione», la finanza e la tecnologia hanno invece come unico dogma il «modello dello scarto», della spazzatura! (22).
Da ciò ne conseguono tutti i problemi di cambiamenti climatici che però ancora non hanno portato «a prendere coscienza della necessità di cambiamenti di stili di vita, di produzione, di consumo» (24), una mancata coscientizzazione che si rivolta sui paesi più poveri!
Il problema dell’acqua! Il mancato accesso all’acqua potabile, il generarsi di conflitti legati all’oro blu!
Il problema della perdita delle biodiversità! «Per causa nostra, migliaia di specie non daranno gloria a Dio con la loro esistenza né potranno comunicarci il proprio messaggio. Non ne abbiamo il diritto» (33).
«Se teniamo conto del fatto che anche l’essere umano è una creatura di questo mondo, che ha diritto a vivere e a essere felice, e inoltre ha una speciale dignità, non possiamo tralasciare di considerare gli effetti del degrado ambientale, dell’attuale modello di sviluppo e della cultura dello scarto sulla vita delle persone» (43).
Pensiamo all’urbanizzazione selvaggia e alle isole verdi per ricchi! «A questo si aggiungono le dinamiche dei media e del mondo digitale, che, quando diventano onnipresenti, non favoriscono lo sviluppo di una capacità di vivere con sapienza, di pensare in profondità, di amare con generosità… non dovrebbe stupire che insieme all’opprimente offerta di tanti prodotti, vada crescendo una profonda malinconica insoddisfazione nelle relazioni interpersonali, o un dannoso isolamento» (47).
«Vorrei poi osservare che spesso non si ha chiara consapevolezza dei problemi che colpiscono particolarmente gli esclusi» (49). Per affrontare questo problema non basta indurre a una riduzione della natalità o incolpare l’incremento demografico e non il consumismo estremo e selettivo di alcuni! Dimenticando lo spreco alimentare e la distribuzione dei rifiuti! (cfr. 50.51).
Come denunciamo il debito economico, altrettanto dovremmo denunciare il debito ecologico e risolverlo! Dobbiamo rafforzare la consapevolezza che siamo una sola famiglia umana! (cf. 52).
«Mai abbiam maltrattato e offeso la nostra casa comune come negli ultimi due secoli. Siamo invece chiamati a diventare strumenti di Dio Padre perché il nostro pianeta sia quello che egli ha sognato nel crearlo e risponda al suo progetto di pace, bellezza e pienezza. Il problema è che non disponiamo ancora della cultura necessaria per affrontare questa crisi e c’è bisogno di costruire leadership che indichino le strade…» (54).
Attenzione al pericolo di credere che tutto ciò sia falso con la conseguenza di riuscire a prendere decisioni coraggiose.

Domande:
Hai mai provato la sensazione di una vita, di un corpo che corre troppo veloce, rispetto al tuo pensare, amare, ridere, piangere… ?
Quali realtà del mondo ti fanno soffrire?
Il bene comune è uno dei tuoi valori nelle scelte quotidiane?
Hai compreso la differenza tra “modello circolare” e “modello scarto”? Quale modello segui?
n. 47: Cosa ne pensi rigurdo l’affermazione che la forte comunicazione tecnologica odierna ha portato a una malinconia delle relazioni?

Preferisci un consumismo esasperato o la riduzione della natalità?
Sei tu o sono gli altri che trattano male il pianeta?
Quanto operi per rendere più bello il mondo?
La questione ecologica è un falso problema? 60s

Apresenteçao da enciclica Laudato sì / 2

A realidade que se destina Louvado seja

Um método cristão, que continua desde o Concílio Vaticano II é aquel de ouvir o mundo antes de oferecer propostas de soluções; com certeza é um caminho mais longo, mas é o método de Deus que enviou seu Filho para aprender a língua dos homens para que Ele possa ensinar-lhes a Sua língua.

A nossa tradição barnabitico/zaccariana poderia nos dizer: forte do teu conhecimento sobre Cristo aprende a conhecer a quotidianidade do homem para conduzi-lo a Cristo.

O facto que se consta é a velocidade das mudanças sócio / culturais que contrastam com a lentidão natural do tempo biológico, do universo e da pessoa.

A seguir das tragédias e dificuldades trazidas pela confiança irracional no progresso, somos convidados a “tomar consciência dolorosa, ousar para transformar o sofrimento pessoal que acontece no mundo, e, assim, reconhecer o que é a contribuição que cada um pode fazer” (19) .

Este primeiro capítulo tem como objetivo analisar, também com informações detalhadas , as disfunções ecologicas do planeta ecológica tendo em mente duas constantes referências que nao desiludem ​​: o bem comum e o homem , especialmente os pobres . Não basta falar sobre a ecologia se não forem mantidas continuamente essas duas coordenadas , também porque finanças e tecnologia agem voluntariamente esquecê-as !

Se a natureza tem um “modelo circular de produção”, o financiamento e a tecnologia têm em vez como unico dogma o “modelo do descarte,” do lixo! (22).

Daí derivam todos os problemas decorrentes das alterações climáticas que contudo, ainda não levaram “a tormar consciencia da necessidade das mudanças de estil de vida, de produção, de consumismo” (24) uma falta de consciência de que é voltado aos países mais pobres!

O problema da água! A falta de acesso à água potàvel, o surgir de conflitos ligados ao ouro azul!

O problema da perda de biodiversidade! “Por nossa causa, milhares de espécies já não darão glória a Deus com a sua existência, nem poderão comunicar-nos a sua própria mensagem. Não temos direito de o fazer.” (33)

“Tendo em conta que o ser humano também é uma criatura deste mundo, que tem direito a viver e ser feliz e, além disso, possui uma dignidade especial, não podemos deixar de considerar os efeitos da degradação ambiental, do modelo actual de desenvolvimento e da cultura do descarte sobre a vida das pessoas”. (43)

Pensemos à urbanização selvagem e às ilhas verdes para os ricos! “A isto vêm juntar-se as dinâmicas dos mass-media e do mundo digital, que, quando se tornam omnipresentes, não favorecem o desenvolvimento duma capacidade de viver com sabedoria, pensar em profundidade, amar com generosidade…não deveria surpreender-nos o facto de, a par da oferta sufocante destes produtos, ir crescendo uma profunda e melancólica insatisfação nas relações interpessoais ou um nocivo isolamento.” (47)

“Gostaria de assinalar que muitas vezes falta uma consciência clara dos problemas que afectam particularmente os excluídos.” (49) Para enfrentar este problema não basta apenas conduzir a uma redução da natalidade ou inculpar o crescimento demografico e nao o consumismo extremo e seletivo de alguns! Esquecendo o desperdício de alimentos e a distribuição de resíduos de lixo! (Ver. 50.51).

Como comunicar a dívida econômica, assim como devemos denunciar a dívida ecológica e resolvê-lo! É preciso reforçar a consciência de que somos uma família humana! (Cf. 52).

“Nós nunca maltratamos e insultamos a nossa casa comum como nos dois últimos séculos. Em vez disso, somos chamados a ser instrumentos de Deus Pai, porque o nosso planeta seja aquel que ele sonhava em criar-lo e responda ao seu projeto de paz, beleza e plenitude. O problema é que não temos ainda a cultura necessária para enfrentar esta crise e precisamos construir a liderança, que mostrem as estradas … “(54).

Cuidado ao perigo de acreditar que tudo isto seja falso com o resultado de conseguir tomar decisões corajosas.

Perguntas:
Alguma vez você já experimentou a sensação de uma vida, de um corpo que corre muito rápido, mais do que o seu pensamento, amar, rir, chorar…?
Quais realidades do mundo fazem voce sofrer?
O bem comum é um dos seus valores nas suas decisões quotidianas?
n. 47: comunicação tecnológica e melancolia dos relacionamentos?
Prefere um consumismo de exaperação ou a redução da taxa de natalidade?
É você ou são outros que maltratam o planeta?
A questão ecológica é um falso problema? 60s

La tracotanza degli avversari

In questo momento storico
in cui il mondo
e l’umanità
è vessata da così tanto male
a ragione preghiamo i Santi Cosma e Damiano
così dicendo:

Voi che avete ricevuto la grazia delle guarigioni,
effondete vigore su quelli che sono nelle sofferenze,
o gloriosi medici taumaturghi;
ma con la vostra visita
abbattete anche la tracotanza degli avversari,
sanando il mondo con i vostri prodigi!

Preghiamo dunque per tutte le vittime
ed anche
per tutti gli atroci Caino,
affinché siano folgorati
dal pentimento e dalla conversione,
o almeno fermati!

Il rosso e il blu

Cerchiamo regole, forme, canoni, ma non cogliamo mai il reale funzionamento del mondo. La vera forma di tutto ciò che è fuori di noi, come di tutto ciò che è dentro di noi, è per gli uomini un eterno mistero. L’incapacità di risolvere questo mistero ci terrorizza, ci costringe ad oscillare tra la ricerca di un’armonia impossibile e l’abbandono al caos. Ma, quando ci accorgiamo del divario che c’è tra noi e il mondo, tra noi e noi, tra noi e Dio, allora scopriamo che possiamo ancora provare stupore, che possiamo gettare uno sguardo intorno a noi, come se fossimo davvero capaci di vedere per la prima volta.

Cito dalla fine per introdurre uno dei migliori “film scolastici” italiani degli ultimi anni. Si chiama Il rosso e il blu (rimando traverso a Stendhal?), ed è l’ultima pellicola del marchigiano Giuseppe Piccioni, classe 1953. Abbandonate le note melodie francesi della precedente opera, Giulia non esce la sera, toccante dramma d’amore su una Golino incarcerata e un Mastandrea innamorato sollecitato dalle note dei Baustelle, nel 2012 sperimenta un genere completamente diverso per approcciare un tema difficile. Molto più reale e concreto, Il rosso e il blu si traspone in un coro mai totalmente armonico, dove ogni voce ha il suo timbro e la sua stonatura, una modulazione variegata e ricca di sonorità. Prendendo le distanze da qualunque intento sociologico o di denuncia, la pellicola è una commedia sul mondo della scuola, un racconto corale che intreccia i percorsi di tre insegnanti, con le loro idiosincrasie e contraddizioni. Il salto di qualità si palesa nel passaggio da chi non ha nulla da dire e mostrare se non adolescenti irrefrenabili in crisi ormonale (“Notte prima degli esami”, “Che ne sarà di noi”), approdando a un livello intermedio, con toni da commedia agrodolce dell’opera di Luchetti ma senza il coraggio di portarla a termine. Il film di Piccioni si fonda su due antagonismi: insegnamento-correzione, come il rosso e il blu della penna con cui l’insegnante cancella i limiti giovanili, e adulti-giovani, due pianeti distanti che spesso collidono, distruggendosi a vicenda. Nel proporre questa visione antinomica del vissuto scolastico la pellicola appare equilibrata, senza scadere in storpiature alla Moccia né in trasognate epopee generazionali, e puntellata da una colonna sonora adeguata e non invasiva, firmata Ratchev & Carratello. La bravura di Herlitzka, poi, merita ogni singolo minuto.
Fabio Greg Cambielli

Il silenzio

Perché fare silenzio?
Perché ritirarsi 5 giorni in un monastero, nel silenzio?
Perché mai fare silenzio? Perché senza silenzio si impazzisce; perché senza silenzio non si può riconoscere se stessi e la vita stessa.
Non si tratta di esaltare il silenzio sino a pensare che tutto debba tacere;
si tratta di liberarsi dalla schiavitù del rumore che ormai è ovunque in qualunque modo.
In un ristorante di Napoli ho trovato questo cartello: “qui non c’è wifi perché vogliamo che i nostri clienti parlino tra loro”; il continuo rumore di parole, di suoni, di traffico, di musica senza anima, di questa società che arriva ovunque scuote e disturba le nostre persone.
Forse non siamo davvero convinti che tutto questo rumore di fondo che ci accompagna ovunque sia eccessivo e ci faccia male, eppure gli avvertimenti non mancano!
Esagerazione?
Per nascere l’uomo necessità di 9 mesi di silenzio, non un silenzio asettico delle incubatrici o di un utero estraneo a pagamento, ma di un silenzio capace di avere cura, gratuitamente.
Per ascoltare o farsi ascoltare è necessario il reciproco silenzio.
Per fare scelte importanti bisogna avere il giusto tempo di silenzio per la riflessione.
Ma non c’è tempo per fare silenzio! Appunto non c’è tempo e non c’è nemmeno il silenzio.
Ma il silenzio fa paura!
Certo, fa paura a chi non lo conosce, a chi non si conosce.
Ma il silenzio fa soffrire!
Certo, fa soffrire chi non sa soffrire, chi non permette al silenzio di purificarci.
Ma il silenzio rende sordi quelli che non sanno o non vogliono ascoltare.
Dio ha creato il mondo nel silenzio e solo per creare l’uomo e la donna lo ruppe, non per creare chiasso, bensì per avere alcuni pari a Lui con i quali dialogare!
E nella silenziosa notte Dio inviò suo figlio, la parola fatta carne per riprendere il dialogo con l’uomo interrotto dal peccato.
Il silenzio senza la parola non avrebbe senso, ma la parola senza silenzio non si potrebbe capire.
Recuperiamo spazi di silenzio ovunque, per recuperare il benessere nostro e dell’altro.

Mancia, dono o dovere?

LA MANCIA AI GIORNI NOSTRI: DONO O DOVERE?

2013 – Accade negli USA. Un misterioso benefattore lascia una mancia da migliaia di dollari al cameriere di un ristorante di New York. La scena si ripete in numerosi ristoranti d’America, da Los Angeles a Chicago, da Phoenix a San Francisco. Sulla ricevuta una firma: “tipsforjesus”, ovvero “mance per Gesù”. Un profilo Instagram per documentare la sua magnanimità; “fare il lavoro del Signore, una mancia alla volta” il suo slogan.
Le gesta del donatore (un certo Jack Selby, ex-presidente Paypal) hanno raggiunto più di 60mila followers sui social, e fatto breccia nel cuore di migliaia di camerieri, che con ardore lo invitano nel locale in cui lavorano, fiduciosi che la voce “tip” possa riportare una somma insperata. Non del tutto chiari i motivi di tale generosità (sembrano seguire un filo conduttore – un “tornaconto con Gesù?”), certo è che si tratta di un evento più unico che raro (pur essendo gli USA la nazione con le mance più alte al mondo). È vero che i tempi sono cambiati, così come i rapporti tra cliente e cameriere, ma cifre così cospicue non si vedevano nemmeno alla corte del Re!
Un tempo infatti, la mancia era il compenso che gli aristocratici lasciavano alla servitù, non tanto per riconoscenza quanto per abitudine e dovere nei confronti del ceto inferiore, ma oggi è un concetto ben più elaborato.
«La mancia è qualcosa di ambiguo e paradossale. La lasciamo a chi ci offre un servizio, ma non a qualcun altro che magari fa un lavoro altrettanto faticoso e prende uno stipendio altrettanto basso. A Tokyo è un insulto dare la mancia, mentre a New York è offensivo non darne una abbondante. Si dice che lo scopo della mancia sia incoraggiare un buon servizio, ma in realtà la lasciamo solo dopo che il servizio ci viene offerto, e spesso a persone che non ci serviranno mai più. La mancia mette in crisi le grandi generalizzazioni degli economisti e degli antropologi. Capire come e perché lasciamo questo extra vuol dire indagare i complicati e affascinanti meandri della natura umana», così leggiamo sulla rivista Internazionale (n.1113, rubrica “Società”)
La complessa funzione della mancia riflette la sfaccettata funzione del ristorante. In parte è una forma di pagamento, una remunerazione per un lavoro ben fatto. Ma è anche una manifestazione di gratitudine, un modo per dare a chi ci ha servito l’occasione di godere almeno in parte del piacere di cui abbiamo goduto noi”, un modo per mostrare apprezzamento e riconoscenza nei confronti di chi ha seguito l’ospite con tanto di impegno e premura. La geografia ci mostra le varie forme che la mancia può assumere: a discrezione del cliente, inclusa nel conto, calcolata in percentuale, o non esistere affatto, tutto questo a seconda dei valori e dalle tradizioni di ciascun Paese. Sono tanti i modi in cui la mancia è gestita nel mondo, ma qual è quello giusto per considerare questo tipo di compenso? Oggi, nelle economie di scambio dei paesi occidentali, dove niente si fa per niente, dove tutto si mercifica, la mancia, come “gesto puramente volontario”, assume i connotati di un dono, fatto liberamente dal cliente al cameriere, e finisce per umanizzare anche quella che sarebbe una semplice uscita al ristorante. Non saremmo tutti dei Jack Selby, ma l’idea stessa della mancia vista come segno di ringraziamento, e non come dovere dettato dal costume o dal regime del locale stesso, la rende più piacevole.

Pasqua Peragine

Salve a tutti, da Fush-Milot

Cari amici di Giovanibarnabiti.it, l’estate non è solo un bel ricordo, ma anche un buon carburante per tutto il nostro anno, ecco perché volentieri pubblichiamo questa intensa riflessione da Fush.Milot, Albania.

Salve a tutti! Sono Suada ho 17 anni e vengo dall’Albania precisamente da Fush-Milot!
Condivido con voi la mia esperienza che vivo durante l’anno ma soprattutto quella dell’estate nei campi estivi che la nostra parrocchia SAMZ organizza grazie all’attenzione e all’animazione delle Suore Angeliche di San Paolo.
Dal momento in cui ho ricevuto il battesimo ho capito che ormai devo essere pronta a dare tutto quello che ho ricevuto: la fede, ma anche altri valori per una vita sana e felice, dando una bella testimonianza cominciando nella mia famiglia, per continuare a scuola con i miei amici e ovunque io vivo.
Sono abbastanza attiva nella Chiesa, per quanto l’impegno della scuola mi permette durante l’anno, ma soprattutto nei tempi estivi.
Il compito come animatrice delle attività con i bambini del nostro villaggio l’ho fatto e lo faccio sempre volentieri da 4 anni. Ogni anno è diverso e mi fa crescere perché, tra le altre cose io e i miei amici impariamo come servire i bambini e noi stessi con amore e senza chiedere nulla in cambio perché così fa il Signore Gesù con noi.
È bellissimo soprattutto durante i campi estivi quando dal mattino presto i bambini corrono verso te e ti guardano perché aspettano un sorriso, una carezza, uno sguardo; attendono che cosa hai da dire loro in quel giorno e come si divertiranno, sapendo che anche quel giorno sarà tra i loro più bei ricordi dell’estate.
L’attività, umanamente parlando, non sempre è facile; però la grazia di Dio che vive in noi ci dà quella forza, quell’entusiasmo necessari pensando che i bambini sono i più preferiti di Gesù.
Un altro grande aiuto per noi, che fa si che il campo sia particolare, è la testimonianza e la collaborazione con gli animatori italiani i quali scelgono di donare e condividere ogni anno un “pezzo” della loro vita con noi e i nostri bambini.
Comunque tutto questo non sarebbe possibile senza l’aiuto della parrocchia e delle nostre sorelle-suore Angeliche di san Paolo che con tanto amore e pazienza ci insegnano a vivere nell’amore di Dio e come aiutare i nostri fratelli più piccoli.
A tutti un grande “GRAZIE” e caricata di tutta questa energia positiva, pronta ad affrontare un altro anno scolastico e pastorale!

Suada Preçi

Laudato sì, enciclica di papa Francesco

Cari amici,
vi proponiamo alcune schede di presentazione dell’Enciclica Laudato sì di papa Francesco, sono il frutto del KampiVeror 2015 a Milot; le stesse schede sono tradotte in portoghese per i nostri amici latino americani.
augurandoci possano permettere un buon dibattito, auguriamo buona lettura.

Scheda 1,
presentazione dell’enciclica Laudato si, 24 maggio 2015

Un mondo fragile, con un essere umano al quale Dio ne affida la cura, interpella la nostra intelligenza per riconoscere come dovremmo orientare, coltivare e limitare il nostro potere (78).

Questo l’obiettivo della II enciclica di papa Francesco (Evangelium gaudi).
Cos’è un’enciclica?
Un documento ufficiale del vescovo di Roma e pontefice della Chiesa in cui è espresso un insegnamento autorevole e quasi del tutto vincolante per i fedeli.
Siamo di fronte a una enciclica sociale, non la prima:
Rerum novarum, Pacem in terris, Octogesima adveniens*, Populorum progressio, Sollecitudo res socialis, Centesimus annus, Laudato sì.
Perché un’enciclica sull’ecologia?
Il mondo è un dono di Dio, di cui l’uomo è parte, ma parte responsabile.
Ecologia non significa un’irenica – giusta – attenzione al mondo (siamo più attenti a un gatto sulla strada che a un uomo!), ma una responsabilità dell’uomo verso l’universo.
L’uomo, infatti, è custode – seppur peccatore – del creato!
Non si può parlare dell’universo senza parlare dell’uomo e viceversa. (160) «Occorre rendersi conto che quello che c’è in gioco è la dignità di noi stessi. Siamo noi i primi interessati a trasmettere un pianeta abitabile per l’umanità che verrà dopo di noi. È un dramma per noi stessi, perché ciò chiama in causa il significato del nostro passaggio su questa terra». (21) «I giovani esigono da noi un cambiamento. Essi si domandano com’è possibile che si pretenda di costruire un futuro migliore senza pensare alla crisi ambientale e alle sofferenze degli esclusi».
L’enciclica si rivolge a tutti gli uomini di buona volontà, ma non rinuncia a presentare il proprio punto di vista, la propria prospettiva antropologica cristiana, non per imporla bensì perché non si può ragionare senza punti di riferimento o facendo finta che esistano solo valori neutri o trasversali. D’altra parte la testimonianza di san Francesco (11) «mostra anche che l’ecologia integrale richiede apertura verso categorie che trascendono il linguaggio delle scienze esatte o della biologia e ci collegano con l’essenza dell’umano».
A questo proposito l’indice dell’enciclica ci spiega bene anche il metodo di lavoro proprio di papa Francesco. (16) «Ogni capitolo, sebbene abbia una sua tematica propria e una metodologia specifica, riprende a sua volta, da una nuova prospettiva, questioni importanti affrontate nei capitoli precedenti questo riguarda specialmente alcuni assi portanti che attraversano tutta l’Enciclica. Per esempio: l’intima relazione tra i poveri e la fragilità del pianeta; la convinzione che tutto nel mondo è intimamente connesso; la critica al nuovo paradigma e alla forme di potere che derivano dalla tecnologia; l’invito a cercare altri modi di intendere l’economia e il progresso; il valore proprio di ogni creatura; il senso umano dell’ecologia; la necessità di dibattiti sinceri e onesti; la grave responsabilità della politica internazionale e locale; la cultura dello scarto e la proposta di un nuovo stile di vita».
Ma l’obiettivo reale dal quale non possiamo prescindere è quello di «puntare specialmente sulle necessità dei poveri, deboli e vulnerabili, in un dibattito spesso dominato dagli interessi più potenti. Bisogna rafforzare la consapevolezza che siamo una sola famiglia umana. Non sono frontiere e barriere politiche o sociali che ci permettano di isolarci, e per ciò stesso non c’è nemmeno spazio per la globalizzazione dell’indifferenza» (52).

Domande:
cosa pensate voi di questa proposta di enciclica?
Per il vostro grado di fede: ha senso parlare di ciò come cristiani?
Quanto la fede vi aiuta ad avere un approccio responsabile verso il creato?
Quanto il creato vi avvicina a Dio?
«Francesco, fedele alla Scrittura, ci propone di riconoscere la natura come uno splendido libro nel quale Dio ci parla e ci trasmette qualcosa della sua bellezza e della sua bontà… Per questo chiedeva che nel convento si lasciasse sempre una parte dell’orto non coltivata, perché vi crescessero le erbe selvatiche, in modo che quanti le avrebbero ammirate potessero elevare il pensiero a Dio, autore di tanta bellezza» (12).
Anche il nostro Fondatore parla del creato come primo libro che racconta il piano salvifico di Dio.
Quanto pensi la questione ecologica si possa affrontare?

Apresenteçao da enciclica Laudato sì

Cari amici,
come frutto dell’Enjuz (incontro giovani zaccariani) di Belo Horizonte cominciamo la pubblicazione in portoghese delle schede di presentazione dell’enciclica Laudato sì per creare un dibattito e un approfondimento della nostra fede e del modo in cui custodire il Creato.
Ringrazio angelica Lina Cruz Barroso per le traduzioni in portoghese.

«Quando eu era menino, falava como menino, pensava como menino e raciocinava como menino. Quando me tornei homem, deixei para tra’s as coisas de menino» (1 Cor 13,11).
«Agora, pois, vemos apenas um reflexo obscuro, como em espelho; mas, então, veremos face a face. Agora conheço em parte; então, conhecerei plenamente, da mesma forma como sou plenamente conhecido. (1Cor 13,12 ) E poderemos ler com alegre admiraçao o misterio do universo, que parteciparà junto a nòs da plenitude sem fim (Louvado sejas, 243)».
«Que adianta começar bem e nao acabar bem? Isto nao é mais nada do que um trabalho vao.
Hoje voce vai ver tudo a prosperar em seu favor: nao se vanglorie. Amanha vai ver tudo contra voce: mas nao fique triste e nao se aflija, mas, com constancia continue a sua viagem,porque chegarà até ao fim» (SAMZ).
Folha 1

Apresenteçao da enciclica Laudato sì, 24 de Maio, 2015

Um mundo fràgil, com um ser humano a quem Deus confia o cuidado do mesmo, interpela a nossa inteligência para reconhecer como deveremos orientar, cultivar e limitar o nosso poder (78).
Este é o objetivo da segunda encíclica do Papa Francisco (Evangelium Gaudi ).
O que é uma encíclica?
Um documento oficial do Bispo de Roma e Papa da Igreja em que é exprimido um ensinamento poderoso e quase completamente vinculativo sobre os fiéis.
Estamos diante de uma encíclica social, não a primeira:
Rerum novarum, Pacem in terris, Octogesima adveniens*, Populorum progressio, Sollecitudo res socialis, Centesimus annus, Laudato sì.
Porque una enciclica sobre a ecologia?
O mundo é um dom de Deus, do qual o homem faz parte, mas uma parte responsável.
Ecologia não significa uma justa atenção ao mundo (nós somos mais cuidadosos para com um gato no caminho do que para com um homem !), mas uma responsabilidade do homem para com o universo.
O homem, na verdade, é o guardião – embora pecador – da criação!
Não se pode falar do universo sem falar do homem e vice- versa. (160) «Precisamos perceber que o que está em jogo é a dignidade de nós mesmos. Nós somos os primeiros interessados a apresentarem um planeta habitável para a humanidade que virà depois de nós. É uma tragédia para nós mesmos, porque põe em causa o significado de nossa presença nesta terra» (21). «Os jovens exigem de nós uma mudança. Eles se perguntam como você pode reivindicar para construir um futuro melhor, sem pensar sobre a crise ambiental e o sofrimento dos excluídos».
A encíclica é dirigida a todas as pessoas de boa vontade, mas não renuncia a apresentar o seu ponto de vista, a sua perspectiva antropológica cristã, não para impor-la, mas porque não se pode raciocinar sem pontos fermos de referencia ou fingindo que existem apenas valores neutros ou transversais. Por outro lado, o testemunho de São Francisco (11) «também mostra que a ecologia integral exige abertura para categorias que transcendem a linguagem das ciências exatas ou da biologia e nos poe em contacto com a essência do ser humano».
A este respeito, o índice da encíclica explica bem o método da obra do Papa Francisco(16). «Embora cada capítulo tenha a sua temática própria e uma metodologia específica, o que se lhe segue retoma por sua vez, a partir de uma nova perspetiva, questões importantes abordadas nos capítulos anteriores. Isto diz respeito especialmente a alguns eixos que atravessam toda a encíclica. Por exemplo: a relação íntima entre os pobres e a fragilidade do Planeta, a convicção de que tudo está estreitamente interligado no mundo, a crítica do novo paradigma e das formas de poder que derivam da tecnologia, o convite a procurar outras maneiras de entender a economia e o progresso, o valor próprio de cada criatura, o sentido humano da ecologia, a necessidade de debates sinceros e honestos, a grave responsabilidade da política internacional e local, a cultura do descarte e a proposta dum novo estilo de vida».
Mas o verdadeiro objetivo do qual não podemos ignorar é «concentrar-se especialmente nas necessidades dos pobres, fracos e vulneráveis em um debate muitas vezes dominado por interesses mais poderosos. É preciso reforçar a consciência de que somos uma família humana. Não há fronteiras políticas ou sociais e as barreiras que nos permitem isolar-nos, e por essa razão não há sequer espaço para a globalização da indiferença» (52).
Perguntas:
O que vocês acham desta proposta encíclica?
Para o vosso grau de fé: faz sentido falar de isso como cristãos?
Como a fé vos ajuda a ter uma abordagem responsável para a criação?
Como criação traz-lhe mais perto de Deus?
«São Francisco, fiel à Sagrada Escritura, propõe-nos reconhecer a natureza como um livro esplêndido onde Deus nos fala e transmite algo da sua beleza e bondade… Por isso, Francisco pedia que, no convento, se deixasse sempre uma parte do horto por cultivar para aí crescerem as ervas silvestres, a fim de que, quem as admirasse, pudesse elevar o seu pensamento a Deus, autor de tanta beleza» (12). Mesmo nosso Fundador fala da criação como o primeiro livro sobre o plano salvífico de Deus.
Como você acha que a questão ecológica se poderá enfrentar ?